Il pneumatico, istruzioni per la lettura dei simboli
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Le indicazioni sul tipo di pneumatici previste per una autovettura, sono presenti nel libretto di circolazione e nel libretto di istruzioni della nostra automobile, unitamente alle istruzioni sulla pressione di gonfiaggio. Di seguito le informazioni per capire il significato delle sigle e dei valori presenti
1) Marca del produttore e Modello (Esempio: Michelin, Goodyear)
I pneumatici devono rispondere alle norme europee ECE-R 30 e le indicazioni presenti sul fianco devono fornire le principali informazionisul nome del nome del produttore e il modello.
2) Diametro del pneumatico espresso in mm (es.205)
La sezione varia da 125 mm a 335 mm con incrementi di 10 mm. In alcuni casi per modelli di cerchi speciali, la dimensione può essere diversa dagli standard. La larghezza può variare di pochi mm da un produttore all’altro.
3) La percentuale, cioè il rapporto fra altezza e larghezza (es 65)
Si riferisce al rapporto percentuale tra altezza e larghezza della sezione trasversale della gomma. Man mano che decresce il valore, il fianco della gomma diventerà più basso, come nel caso delle vetture sportive (es. 225/45).
4) Pneumatico radiale
“R” corrisponde a “radiale”: fa riferimento al metodo di costruzione oggi più diffuso (con fili d’acciaio disposti radialmente). Fino agli anni ‘60, erano utilizzati pneumatici con fili d’acciaio disposti diagonalmente. Montati ancora oggi solo su modelli speciali (per esempio autovetture d’epoca), sono marcati con “D” o “-”. Attenzione: possono essere montati solo pneumatici aventi lo stesso metodo di produzione.
5) Diametro del cerchio espresso in pollici
Il cerchio viene misurato in diagonale e l’unità di misura è in pollici o mm. Il diametro varia da 315 a 440 mm
Influenza Diagnosi e Prevenzione Parte Terza
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Diagnosi
Con la parola influenza si usa intendere una malattia banale, blanda, in attrito con la storia di tale malattia che, in genere per complicanze batteriche, in passato ha falcidiato migliaia di vittime. Nell’era antibiotica le sovrainfezioni batteriche frequenti un tempo sono state scongiurate, ma la malattia mantiene le sue caratteristiche morbose.
Tutti i sintomi dell’influenza sono comuni a molte altre malattie, il che porta a confonderla soprattutto con la faringite, la tonsillite e il raffreddore comune. È il quadro d’insieme ad aumentare l’attendibilità della diagnosi:
- Comparsa dei primi sintomi generalmente brusca e improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione.
- Febbre superiore ai 38°, di durata tra i 3 e i 4 giorni.
- Mal di testa abbastanza forte.
- Malessere e dolori osteomuscolari, spesso forti.
- Affaticamento e debolezza, che, contrariamente alla febbre, possono durare fino a 2-3 settimane.
- Naso chiuso, a volte.
- Starnuti, a volte
- Mal di gola, a volte.
- Comuni i dolori al petto durante la respirazione e soprattutto la tosse.
- Anoressia.
- Fotofobia.
- Aumentata suscettibilità di sviluppo di altre forme morbose (bronchiti, polmoniti).
L’influenza può anche avere esito letale, specialmente in soggetti deboli, anziani o con malattie croniche.
La diagnosi di certezza si può fare solo con l’isolamento del virus da colture cellulari di tamponi naso-faringei, o da titolazione degli anticorpi specifici, o infine con tecniche di biologia molecolare (polymerase chain reaction) in grado di distinguere l’RNA del virus influenzale da quello dei virus respiratori siniciziali o para-influenzali.
Sono disponibili test rapidi eseguibili in ambulatorio, ma hanno una sensibilità e una specificità non superiore alla diagnosi clinica, pertanto possono essere d’aiuto solo nelle fasi iniziali o finali dell’epidemia. In corso di epidemia si tratta di procedure costose e del resto inutili. Gli studi di analisi decisionale suggeriscono infatti che durante i focolai locali di influenza, la prevalenza è oltre il 70% , quindi i pazienti con qualunque combinazione di sintomi tra quelli sopra descritti può essere trattata con inibitori della neuraminidasi senza effettuare test. Anche in assenza di focolai locali, il trattamento può essere giustificato negli anziani durante la stagione influenzale quando la prevalenza supera il 15%.
Siccome i farmaci anti-virali nel trattamento dell’influenza sono tanto meno efficaci quanto meno tempestivamente somministrati, è importante iniziare il trattamento appena si ha una ragionevole certezza della malattia combinando gli elementi clinici con i dati epidemiologici locali.
La maggior parte delle persone che contrae l’influenza recupera in una o due settimane, ma gli individui più fragili possono sviluppare complicazioni pericolose come la polmonite. In base all’OMS: “Ogni inverno, decine di milioni di persone contraggono l’influenza. La maggior parte rimane a casa per circa una settimana. Altri, la maggior parte anziani, muore. Sappiamo che il conteggio dei morti a livello mondiale supera il centinaio di migliaia di persone l’anno, ma anche nelle nazioni sviluppate i numeri non sono sicuri, perché le autorità mediche normalmente non verificano i veri decessi per influenza e i decessi per malattie simili.
Anche le persone in salute possono essere contagiate e conseguenze più gravi possono comparire ad ogni età. Le persone che hanno superato i 50 anni, i bambini molto piccoli e le persone di ogni età con patologie croniche sono più esposte alle complicazioni dell’influenza come polmoniti, bronchiti, sinusiti e infezioni alle orecchie.[29].
L’influenza può inoltre peggiorare problemi di salute cronici già presenti. Le persone con enfisemi, bronchiti croniche o asma possono accusare insufficienza respiratoria mentre hanno l’influenza, mentre chi è affetto da coronaropatie o insufficienza cardiaca può sviluppare uno scompenso cardiaco acuto. Anche il fumo costituisce un fattore di rischio associato con patologie più gravi e può incrementare la mortalità dell’influenza[31].
Test di laboratorio
I test di laboratorio disponibili sono in continuo miglioramento. Il Center for Disease Control and Prevention statunitense conserva un elenco aggiornato dei test per l’influenza disponibili[32]. I test di diagnosi rapida hanno una sensibilità del 70-75%, e una specificità del 90-95% quando sono comparati con la coltura virale. Questi test possono essere particolarmente utili durante la stagione influenzale (prevalenza 25%) in assenza di un focolaio locale o stagione para-influenzale (prevalenza = 10%)
Epidemiologia
Variazioni stagionali
Il picco influenzale avviene in inverno, e poiché nell’emisfero boreale e in quello australe l’inverno giunge in periodi dell’anno diversi, esistono due diverse stagioni influenzali ogni anno. Per questo motivo l’OMS raccomanda due diverse formulazioni di vaccino ogni anno, una per il nord e una per il sud
Non è totalmente chiaro il motivo dell’insorgenza stagionale di focolai influenzali, invece che essere uniformi durante tutto l’anno. Una possibile spiegazione è che, poiché le persone passano maggiormente il tempo in luoghi chiusi durante l’inverno, esse sono in contatto più spesso, e questo promuove la trasmissione da persona a persona. Un’altra spiegazione si basa sulle basse temperature che comportano un’aria più secca che può deidratare le mucose e impedire che il corpo possa espellere efficacemente le particelle di virus. Il virus potrebbe anche sopravvivere più a lungo su superfici esposte a temperature più basse. L’aumento dei viaggi dovuto alle vacanze invernali può inoltre giocare a favore del virus[34]. Un fattore importante è costituito dall’elevata trasmissione tramite aerosol del virus in ambienti freddi (con temperature inferiori ai 5° C) con bassa umidità. Tuttavia cambiamenti stagionali nel tasso di infezioni avvengono anche nelle regioni tropicali, e i picchi di infezione avvengono principalmente durante la stagione delle piogge. Le modifiche stagionali nei contatti tra persone in ambiente scolastico, che costituiscono il fattore principale in altre malattie infantili come il morbillo e la pertosse possono essere significative anche nel caso dell’influenza. La combinazione di questi effetti stagionali può essere amplificato dalla “risonanza dinamica” con i cicli di malattie endogene. Il ceppo H5N1 presenta carattere stagionale sia nell’uomo che nei volatili
In alternativa è stato ipotizzato che le infezioni stagionali di influenza sono un effetto dei livelli di vitamina D sull’immunità al virus. Quest’idea venne proposta per la prima volta nel1965 da Robert Edgar Hope-Simpson. Egli propose che la causa delle epidemie di influenza durante l’inverno potrebbero essere connesse con le fluttuazioni stagionali dei livelli di vitamina D, che è prodotta dalla pelle sotto l’influenza delle radiazioni ultraviolette del sole (o da fonti artificiali). Questo potrebbe spiegare il motivo dell’insorgenza del virus in inverno e durante la stagione delle piogge, quando le persone passano il tempo principalmente in casa, e il loro livello di vitamina D cala. Inoltre, alcuni studi hanno suggerito che la somministrazione di olio di fegato di merluzzo, che contiene grandi quantità di vitamina D, può ridurre l’incidenza di infezione del tratto respiratorio[41].
Sorveglianza epidemiologica
L’OMS svolge una sorveglianza continua e globale attraverso 83 centri nazionali. I dati sui ceppi circolanti devono fornire indicazioni sulla formulazione dei vaccini e sulle variazioni antigeniche del virus. La sorveglianza virologica effettua tests anche su animali sospetti.
All’interno di ogni paese esiste poi, accanto alla sorveglianza virologica, anche un sistema di sorveglianza clinica. In Italia la sorveglianza clinico-epidemiologica viene svolta da una rete di circa 1000 medici di famiglia e pediatri “sentinella” che effettuano un monitoraggio sull’1.5% della popolazione nazionale. Questa rete fa capo al NIC (Centro Nazionale Influenza) che opera all’interno del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. Al NIC fa capo inoltre una rete di 15 laboratori, dislocati prevalentemente all’interno di strutture universitarie e distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Il periodo di sorveglianza è compreso tra la 42a settimana di ogni anno e la 17a dell’anno successivo, e i risultati epidemiologici e virologici sono pubblicati settimanalmente sul sito delMinistero della Salute.
C’è anche il progetto Influweb che utilizza l’attività di volontari-utenti web per il monitoraggio dell’influenza in Italia.
Diffusione epidemica e pandemica
Essendo l’influenza causata da una moltitudine di specie e ceppi di virus, ogni anno alcuni ceppi possono estinguersi mentre altri possono causare epidemie ed altri anche pandemie. Tipicamente nelle due normali stagioni influenzali in un anno (una per emisfero) ci sono tra i tre e i cinque milioni di casi di malesseri gravi e fino a 500000 decessi a livello mondiale, che per alcune definizioni costituiscono una epidemia influenzale ogni anno. Anche se l’incidenza del virus può variare molto, ogni anno, circa 36000 decessi e più di 200 000 ospedalizzazioni sono da collegare, negli Stati Uniti, all’influenza[43][44][45]. Ogni decennio o venti anni insorge una pandemia, che infetta una grande parte della popolazione mondiale e può uccidere anche decine di milioni di persone.
Deriva antigenica
I nuovi virus influenzali sono prodotti costantemente da mutazioni o da riassortimento. I piccoli cambiamenti negli antigeni emagglutinina e neuramidasi sulla superficie del virus sonomutazioni antigeniche minori. Questo fenomeno viene chiamato deriva antigenica (drift) e crea una “variante di ceppo”. Uno di questi ceppi può infine raggiungere una maggiore virulenza, diventa dominante e si diffonde rapidamente nella popolazione, spesso causando un’epidemia[46].
Spostamento antigenico
Quando invece il virus acquisisce antigeni del tutto nuovi, ad esempio per riassortimento tra i ceppi aviari e i ceppi umani, si parla invece di spostamento antigenico (shift). Se un virus di influenza umana viene prodotto con antigeni completamente nuovi, chiunque sarà vulnerabile e questo nuovo tipo di influenza può propagarsi senza controllo, causando unapandemia.
È stato proposto un modello alternativo, dove le pandemie periodiche sono prodotte dall’interazione di un insieme fisso di ceppi virali con una popolazione umana con un insieme di immunità in cambiamento continuo verso diverso ceppi virali.
Prevenzione
La prevenzione può essere maggiormente efficace se si osservano norme igieniche di base. Le persone che contraggono l’influenza sono maggiormente contagiose tra il secondo e il terzo giorno dopo l’infezione, e l’infettività dura per circa 10 giorni. Generalmente i bambini sono più contagiosi degli adulti.
La propagazione del virus avviene attraverso le particelle di aerosol e il contatto con superfici contaminate, quindi è importante persuadere le persone a coprirsi la bocca quando starnutiscono e lavarsi regolarmente le mani. Nelle aree dove il virus può essere presente sulle superfici può essere raccomandabile la disinfezione delle stesse. L’Alcool è un agente disinfettante efficace, mentre l’uso di ammoniaca quaternaria può essere combinata con l’alcool per incrementare la durata dell’azione disinfettante. Negli ospedali i composti a base di ammoniaca quaternaria e agenti a rilascio di alogeni come l’ipoclorito di sodio sono utilizzati per la disinfezione delle stanze o degli arredi che sono stati utilizzati dai pazienti con sintomi influenzali. Durante le pandemie passate, la chiusura di scuole, chiese e teatri rallentò la diffusione del virus ma non ebbe un effetto significativo nel numero totale dei decessi.
Guida a Facebook e Privacy
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Come configurare facebook per proteggere la privacy . Una guida per impostare il tuo profilo ed avere il pieno controllo dei contenuti pubblicati.
I punti trattati in questa guida sono i seguenti;
-1- Come rimuovere il tuo nome dai risultati di ricerca in Google
-2- Come rimuovere il tuo nome dai risultati di ricerca in facebook
-3- Come creare gruppi di amici e assegnare diversi permessi
-4- Come decidere chi può vedere i tuoi album
-5 -Come evitare che vengano pubblicate foto compromettenti
-6 -Come evitare post indesiderati nella tua bacheca
-7 -Come rendere private le tue informazioni di contatto
-8 -Come mantenere privata la tua rete di amicizie
-9- Come cancellare l’account facebook definitivamente
Se usi facebook, allora significa che sei consapevole che la tua privacy è a rischio. Se non sai come configurare il tuo profilo , TUTTI possono sapere/vedere ciò che fai, pensi e pubblichi.
Seguendo questa guida, imparerai con configurare il tuo account facebook per avere il pieno controllo su tutte le informazioni pubblicate, siano essefoto, video, tag o messaggi.
Sarai in grado di sapere chi può fare cosa, impedendo che persone indesiderate possano pubblicare contenuti infamanti o comprometterti.
Per impostare correttamente il tuo profilo facebook, ti consiglio di effettuare il login. Cliccando i link presenti nellesezioni della guida, potrai accedere direttamente alle impostazioni relative alla tua privacy e configurarle in un clic.
-1- Risultati di ricerca in Google
Come rimuovere il tuo nome dai risultati di ricerca in Google
Facebook genera moltissimo traffico proveniente dai motori di ricerca. Se digiti il tuo nome e cognome in Google, troverai il link che rimanda al tuo profilo di facebook.
Per alcuni il fatto di comparire nei risultati dei motori di ricerca rappresenta un modo per farsi trovare/conoscerei. Molte persone, invece non desiderano essere trovate.
Impedire ai motori di ricerca di indicizzare il tuo profilo. Ecco come;
1) Collegati a questa pagina
2) Individua la voce “Elenco di ricerca pubblico” (foto sotto)
3) Deseleziona la casella accanto alla frase “Inseriscimi nell’elenco di ricerca pubblico…..”
In questo modo il tuo nome non verrà più indicizzato dai motori di ricerca e non sarà possibile rintracciare il tuo profilo di facebook.
-2- Risultati di ricerca in facebook
Come rimuovere il tuo nome dalle ricerche interne di facebook
Ipotizziamo che io sia il capo di una grande azienda ed abbia un profilo attivo su facebook. E’ possibile che i miei dipendenti effettuino ricerche su FB e possano farsi aggiungere come amico sotto mentite spoglie, magari di una bellissima ragazza. Solo per ottenere informazioni private.
Per evitare ogni errore, è possibile eliminare il nostro nome dalle ricerche effettuate utilizzando il motore di ricerca interno di facebook.
Ecco come rimuovere la visibilità del tuo profilo dai risultati di ricerca interni di facebook;
1) Collegati alla pagina per le impostazioni della privacy cliccando qui
2) Trova la voce “Visibilità nella ricerca” (foto sotto)
3 Seleziona “Solo amici”
4) Clicca il tasto in fondo alla pagina “Salva modifiche”
NB: In questo modo il tuo nome verrà rimosso definitivamente dai risultati di ricerca all’interno di facebook. E’ anche possibile personalizzare la ricerca attraverso l’opzione “personalizza” ed effettuare restrizioni più accurate.
-3- Liste di amici
Come creare gruppi di amici in base agli interessi
Ma quanti amici hai in Facebook? Spesso si conosce solo il numero, ma si ignora o non si fa caso al tipo di amici che abbiamo nel nostro profilo. Per esempio ci saranno i nostri cari amici, i colleghi di lavoro o perfetti sconosciuti a cui abbiamo concesso la nostra amicizia virtuale.
Esiste un’ opzione chiamata “lista di amici” che permette di raggruppare i nostri contatti in base a preferenze personali. Ad esempio, è possibile creare un elenco per i nostri amici, uno per i nostri colleghi, uno per i conoscenti, assegnando ad ognuno dei permessi e delle restrizioni.
I vantaggi e le opzioni delle “liste di amici” sono molteplici;
-Raggruppare amici per interessi
-Inviare messaggi ad elenchi di amici
-Aggiungere un amico a più gruppi
-Stabilire delle restrizioni per tipologia di amici (chi può vedere/fare cosa)
Per creare le “liste di amici” procedere in questo modo;
1) Collegati a questa pagina
2) Seleziona crea una nuova lista (foto sotto)
3) Assegna un nome alla lista (foto sotto)
4) Quando hai creato le liste, seleziona gli amici e raggruppali a piacimento.
La configurazione classica delle liste di amici potrebbe essere questa; Amici, Famiglia, Colleghi, Conoscenti. A questi quattro gruppi possiamo applicare diverse tipologie di restrizioni. Ad esempio, possiamo permettere al gruppo “Amici” di visualizzare le foto della festa di ieri sera (vedi punto successivo) ma escludere il gruppo “Colleghi” e Famigliari”.
-4- Proteggere Album
Come decidere chi può vedere i nostri album in facebook
Solo perché hai caricato le foto dell’ultima festa, organizzata ieri sera a casa tua, non significa che tutti i tuoi contatti le debbano vedere. Questa è forse l‘impostazione più importante di tutte, perché ti permette di evitare imbarazzanti figuracce causate da foto compromettenti.
Qui spiego come impostare i permessi di visualizzazione di album fotografici nel momento in cui vengono creati. Se vuoi modificare le impostazioni di album già creati, è sufficiente che ti sposti nella sezione album, selezioni quello che vuoi modificare ed effettui gli stessi passaggi descritti qui di seguito.
1) Collegati alla sezione per creare nuovo album (foto qui di seguito)
2) Compila tutti i dettagli dell’album e poi seleziona la voce privacy e quindi “personalizza”
3) Seleziona la rete di amici “ nessuna delle mie reti“, quindi la voce “eccetto” ed inserisci il gruppo di amici a cui desideri permettere l’accesso alla visione dell’album appena creato.
-5 -Difendersi da foto e tag compromettenti
Come evitare che vengano pubblicate foto compromettenti
Questo è il classico problema di facebook. Non si controlla il proprio profilo per un paio di giorni e improvvisamente foto o video compromettenti o indesiderate sono state pubblicate e condivise dai tuoi contatti.
L’effetto può essere devastante. Alcuni sono stati licenziati (come la foto che vedete qui sopra Caitilin Davis, una delle Cheerleader del New England Patriots licenziata in tronco dopo la diffusione delle sue foto da ubriaca su FB). Altri i casi invece di amicizie finite a causa della pubblicazione di foto compromettenti. Ma a tutto questo esiste un rimedio

Come evitare di venire diffamati in facebook?
1) Collegati a questa pagina
2) Seleziona l’impostazione “Foto in cui sei taggato/a”.
3) Seleziona l’opzione “Personalizza …” si aprirà un maschera (foto qui sotto)
4) Seleziona l’opzione “Solo io” e poi “Nessuna delle mie reti”.Se si desidera rendere private tutte le foto taggate. Se invece si desidera rendere visibili le foto taggate, solo ad alcuni amici, è possibile scegliere di aggiungere nel riquadro sotto l’ opzione “eccetto” e quindi selezionare i singoli amici o liste di amici.
-6- Evitare messaggi indesiderati nella bacheca
Come evitare post indesiderati nella tua bacheca
Per evitare che la tua bacheca diventi un muro dove tutti possono vedere quello che c’ è scritto è necessario configurare le opzioni di privacy nel modo corretto.
Come? Basta seguire questi semplici passaggi;
1) Accedi al tuo profilo e clicca su “Impostazioni”
2) Si apriranno una serie di opzioni (foto sotto)

3) Trova l’opzione : “Chi può vedere i post dei miei amici?”
4) Seleziona l’opzione “Solo io” , se si desidera che nessuno possa vedere la tua bacheca. Se, invece volgiamo fare vedere la bacheca solo ad alcuni amici, è possibile scegliere l’opzione personalizza e quindi aggiungere nel riquadro “eccetto” i singoli amici o liste di amici che possono visualizzare i messaggi.
Come decidere chi può scrivere nella tua bacheca;
1) Collegati a questa pagina
2) Individua la sezione “messaggi in bacheca” (foto sotto)
3) Seleziona chi può scrivere nella tua bacheca. È anche possibile selezionare specifici amici o liste che possono postare sulla bacheca, selezionando la voce “Personalizza”.
-7- Informazioni di contatto
Come rendere private le tue informazioni di contatto
Una delle prime cose che ho fatto quando ho iniziato ad accettare le richieste di amicizia da persone che non conoscevo di persona, è stata quella di rendere le mie informazioni di contatto visibili solo ad una cerchia ristretta di “amici”.
Come rendere private le informazioni di contatto:
1) Accedi alla pagina profilo
2) Seleziona la scheda “info”
3) Individua la sezione “informazioni di contatto” (foto sotto)
4) Sposta il cursore nel lato sinistro, apparirà il link “Modifica”, cliccaci sopra
5) Apparirà una schermata come quella presente nella figura qui sotto

6) Per ogni singolo punto di contatto imposta la privacy cliccando l’icona che raffigura il lucchetto.
7) Seleziona l’opzione desiderata o su personalizza per accedere alle impostazioni avanzate.
-8- Amicizie private
Come mantenere privata la tua rete di amicizie
In facebook è possibile mantenere le proprie amicizie private e di decidere quali amici nascondere alla visibilità pubblica. Per evitare che persone indesiderate visualizzino gli amici in comune e vi aggiungano.
Altra cosa importantissima da notare è che i tuoi amici sono indicizzati nei motori di ricerca. Se fai una ricerca in Google digitando il tuo nome, molto probabilmente verranno visualizzati nei risultati anche i tuoi amici. E’ quindi importante tutelare la tua privacy anche in questo modo.
Come modificare la visibilità dei tuoi amici in facebook;
1) Collegati a questa pagina
2) Individua la sezione “Amici”
3) Clicca su personalizza (foto sopra)
4) Seleziona l’opzione che preferisci.
-9- Cancellare definitivamente l’account facebook
Tanks to -> iraiscoming223
ATTENZIONE! Si può far richiesta a facebook affinché rimuova dai suoi server tutte le informazioni relative al tuo account . Prima di procedere alla cancellazione definitiva, facebook richiede che tu abbia rimosso tutto il contenuto dal tuo profilo.
Segui i passi illustrati al punto 2 ma, fermati prima di disattivare l’account. Facebook potrebbe dirti che ci sono ancora contenuti non ancora rimossi. Se così fosse e hai già disattivato l’account devi riattivarlo per soddisfare la richiesta di cancellazione dello staff.
Una volta che hai eliminato tutti i contenuti dal tuo account, ricontatta facebook e lo staff si occuperà del resto.
Per informare lo Staff di facebook segui questi passaggi;
1) Effettua il login, vai in fondo alla pagina e clicca sul link “Guida“.
2) Nella pagina che appare, clicca su “Privacy”.
3) Apparirà una lista di domande. Individua quella indicata nella foto qui sotto e cliccaci sopra. Note: Non è ancora pronta la traduzione in italiano, dovrai quindi scegliere la lingua straniera che conosci meglio, molto probabilmente sarà l’inglese.
4) Comparirà un testo, verso la fine del secondo paragrafo c’è un link“clicking here”

5) Ti verrà presentato un avviso. Se sei sicuro della tua scelta, seleziona la casella e conferma.

6) Riceverai un’e-mail che ti informerà che verrai ricontattato dallo staff di facebook.
Una volta che lo staff ti conferma la cancellazione definitiva dell’account, prova a rientrate in facebook e assicurati che non ti venga richiesta la riattivazione.Saprai che tutto è andato liscio se non ti verrà chiesto di riattivare alcunché!
Congratulazioni per esserti ripreso una porzione della tua vita e della tua privacy! [ndr]
CONCLUSIONI:
Questi sono solo alcuni consigli per proteggere la tua privacy in facebook. Ricordati che comunque non esiste alcun modo per avere il pieno controllo di tutti i dati inseriti, di fatto facebook è il proprietario dei tuoi contenuti.
Ti raccomando quindi di essere prudente, consapevole che qualunque cosa venga pubblicata in rete, difficilmente la si può controllare come si vorrebbe.
L’obiettivo di questa guida è quello di informarti che esistono delle impostazioni per tutelare la tua privacy e come utilizzarle al meglio. Seguendo questa guida potrai per lo meno evitare in modo semplice eventuali problemi imbarazzanti.
href=”http://weworldweb.blogspot.com/2009/02/configurare-facebook-proteggere-privacy.html” target=”_blank”>come configurare facebook per proteggere la tua privacy
Egitto El Alamein Ghazala e Oasi di Siwa Shali Resort
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Racconto di viaggio:
Egitto Tour 2 notti Siwa (Siwa Shali Resort) + 12 notti El Alamein Ghazala Regency (ex Charm Life Resort Alba Club) Tour Operator : Phoneandgo Periodo dal 11 al 25 luglio 2010. Due adulti e una bambina di 5 anni. Costo del viaggio circa 2750 euro totali.
La partenza era prevista per domenica 11 luglio ore 7.45, ma viene rettificata alle 18 con decollo puntuale e arrivo alle 23.10 in perfetto orario. Volo tranquillo con compagnia Meridiana. Circa 20 minuti di coda per il visto e altri 20 minuti prima del trasferimento con pulman in hotel che dista circa 20 Km. Drink di benvenuto, check-in e assegnazione camere. Dovendo proseguire per Siwa la mattina successiva, i bagagli non possono essere lasciati in camera ma in un deposito dedicato, di fianco alla reception. Può essere un’idea partire già con la valigie divise (quella da lasciare al Ghazala e quella che ci si porta a Siwa). Le camere sono molto grandi circa 45 m2 e confortevoli.
In viaggio verso l’Oasi di Siwa
La mattina partiamo in direzione Marsa Matrouh (Baia delle spiagge bianche). Ci aspettano circa 400 KM per arrivare a Siwa, sull’unica strada asfaltata esistente.
Ci accompagnano oltre all’autista (la volpe dell’asfalto), un poliziotto che ci aiuterà a superare con facilità alcuni posti di blocco che troveremo nel tragitto e la nostra guida Sabri (in egiziano “la pazienza”) che si congratula con noi per aver scelto Siwa. Dall’anno prossimo l’aeroporto militare si trasformerà in civile ed arriveranno i charter. Fino agli anni ‘80 il mezzo di trasporto più comune era il carro trainato da asini, ma la nuova strada asfaltata che collega l’oasi a Marsa Matruh ha portato con sè cambiamenti, rendendo l’oasi ormai parte integrante degli itinerari turistici e un numero crescente di hotel e ristoranti sta sorgendo. Sabri ci parla della zona. Il panorama è tipicamente desertico, con molte casette diroccate costruite dai beduini di passaggio per una due notti e abbandonate. Ogni tanto una casetta un pò piu decente costruita da chi lavora in qualche pozzo di petrolio. Piante di fico. Torri piccionaie. In Egitto i piccioni sono un cibo prelibato usato per le feste di nozze. Le torri servono per catturarli. Ci fermiamo solo in un autogrill a metà strada.
Arrivo a Siwa e Storia
Intorno alle 13 entriamo nell’oasi, diretti al Siwa Shali Resort per sistemazione e pranzo. L’hotel è classificato come 3 stelle. E’ un progetto Italo-Egiziano ideato da una famiglia romana che è riuscita ad aprire il resort collaborando con le autorità.
L’interno è molto bello con canali attraversati dall’acqua delle sorgenti e con percorsi che conducono a casette indipendenti molto spartane ma caratteristiche e pulite.
Il ristorante, propone un misto fra la cucina locale e cucina internazionale; per ovvi motivi la varietà non può essere elevata, ma il cibo è buono. Le bevande sono escluse, ma il costo è basso. Il servizio è accurato. Il personale dell’albergo è gentile e le guide sono preparate. Dalla terrazza si gode di un fantastico panorama e la sera l’atmosfera diventa davvero magica, e il cielo stellato davvero uno spettacolo.
Siwa è situata all’interno di un cratere 18 metri sotto il livello del mare, di 90 KM di diametro, 223 sorgenti d’acqua dolce, che alimentano 700.000 palme da dattero e ulivi. Rappresenta l’ ultimo avamposto prima del grande mare di sabbia, il deserto occidentale,che si estende per 640 km. L’80 percento del territorio egiziano è desertico. Egitto significa “il paese del terreno rosso”. L’oasi di Siwa è il punto più orientale dove viene ancora parlata la lingua berbera, dialetto molto duro da capire, un tempo diffuso in tutte le oasi fino al delta del Nilo, e persino alcune tribù arabe nomadi che la frequentano (gli Awlad Ali) fanno uso del dialetto berbero locale (siwi) per dialogare con gli oasiti. Gli abitanti sono originari di Algeria e Marocco. Nel corso della sua lunga storia l’oasi si e sviluppata in modo autonomo rispetto al resto dell’Egitto per l’enorme distanza dal Cairo (970 Km) ed anche perchè la precedono altre 4 oasi. Nell’antichità Siwa era nota per il tempio dedicato al dio Sole Amon, che ospitava un celebre oracoloNel VI secolo a.C. l’imperatore persiano Cambise II, dopo avere sottomesso l’Egitto, cercò di conquistare l’oasi con un esercito che si perse nel deserto senza più fare ritorno. All’oracolo del dio Ammone si rivolse, tra gli altri, Alessandro Magno, ricevendone responsi favorevoli e la consacrazione a figlio della divinità. Per i grandi vincoli che univano il conquistatore Macedone all’oracolo, molti sostengono che egli abbia scelto di farsi seppellire proprio nell’oasi, e non ad Alessandria, come comunemente si ritiene. Oggi l’abitato di Siwa si stende ai piedi dell’antica cittadella (Shali), dall’architettura molto suggestiva. Le rovine dell’antica città di fango di Shali sovrastano la piazza principale della Siwa moderna.
Si tratta dell’insediamento originario dell’oasi, circondato da alte mura poste a protezione degli attacchi dei beduini. Nel 1926 una straordinaria pioggia ininterrotta per 3 giorni ha provocato notevoli danni alla città: l’elevato contenuto di sale del fango si sciolse facendo fondere le case e costringendo la popolazione a lasciare la cittadella. Le case sono state abbandonate ma si può ancora esplorare il labirinto di vicoli. A nord della città, la montagna dei Morti, o Jebel al- Mawta, pullula di tombe risalenti alla XXVI dinastia e all’era tolemaica. Circa 3 km a est di Siwa, il Tempio dell’oracolo, eretto tra il 663 e il 525 a.C, sorge su una roccia che fu un tempo il centro dell’antico insediamento di Aghunni. La fama dell’oracolo si diffuse e Alessandro Magno venne a consultarlo nel 332 a. C dopo aver liberato l’Egitto dal dominio persiano.
SIWA OGGI
Gli egiziani considerano molto arretrati gli abitanti di Siwa. Abito dell’uomo è la galabeja (tunica bianca), Abito della donna è il burqa integrale. Molti musulmani sostengono che non vi è traccia nel Corano di questo obbligo. Le donne non devono fare nulla e difficilmente si vedono in giro. Può andare in giro solo accompagnata sul carretto, non può andare in moschea e non può conoscere e nemmeno vedere il marito prima del matrimonio, che viene concordato dalle famiglie, gli interessati hanno soltanto una descrizione del candidato. Secondo alcuni si tratta di un’errata interpretazione dell’Islam. A Siwa ci sono 24 capo tribù, su circa 25000 abitanti. Quando c è un problema ci si rivolge al capotribù, altrimenti se si va alla polizia è un’offesa.
Foto: carri trainati da asini, ancora oggi tra i mezzi più diffusi
Escursioni
Primo giorno nel pomeriggio: Montagna dei morti – Tempio dell’oracolo – Bagno di Cleopatra .
BAGNI DI CLEOPATRA
Secondo giorno : è prevista un’uscita dalle 1730 alle 21 circa, ma abbiamo deciso di integrarla con un’uscita più completa dal mattino (costo 50 euro a persona bambini gratis, assolutamente ben spesi) per visitare: grande lago salato, impronte preistoriche, valle delle gazzelle,- la foresta pietrificata, fossili, conchiglie, madreperla, quarzi, meteorite, bagno lago salato, bagno lago dolce, tenda beduina e the, bagno sorgente sulfurea – safari con le jeep 4×4, mezzaluna sulle dune, tramonto e the nel deserto
GRANDE LAGO SALATO
IMPRONTE PREISTORICHE
QUARZI
METEORITE
BAGNO IN SORGENTE SULFUREA
RESTI DI CONCHIGLIE , STELLE MARINE, MADREPERLA
BAGNO LAGO DOLCE
TENDA BEDUINA E THE
SAFARI JEEP 4X4 MEZZALUNA SULLE DUNE
TRAMONTO
LA NOSTRA ESPERIENZA
C’erano diverse perplessità riguardo effettuare il tour nel deserto a metà luglio e per di più con una bambina di 5 anni, ma dobbiamo riconoscere che è assolutamente fattibile,non abbiamo avuto il minimo problema e ci siamo pentiti di non aver scelto il tour delle oasi di sei giorni in abbinamento al Ghazala. Il tour è molto collaudato,le guide sono espertissime e seguono itinerari sicuri. Le uniche cose da fare sono bere molto (ma non temete, il vostro corpo ve lo ricorderà spesso!) e coprirsi la testa nelle ore più calde. Nelle escursioni in Jeep 4×4 non si patisce assolutamente il caldo, bastano i finestrini aperti. Mia figlia gridava di felicità mentre ci arrampicavamo su e giù per le dune. Inoltre ci sono diversi laghi e sorgenti dove rinfrescarsi e fare il bagno. Non ci sono insetti o animali pericolosi in questo deserto, chiamato appunto deserto pulito. Sono presenti solo le volpi e qualche scarabeo, anche se in realtà noi non ne abbiamo mai visti. Le zanzare non esistono. E’ stata una bella esperienza, senza inconvenienti e ci siamo trovati benissimo.
ASPETTI NEGATIVI A SIWA
1) non abbiamo visitato nell’oasi alcun punto in cui poter vedere o acquistare prodotti di artigianato locale, gioielli o prodotti tipici.
2) mancanza di opportunità di socializzazione con la gente del posto
3) nella bellezza della natura dell’oasi, dispiace vedere ampie parti di essa piene di rifiuti e mezze discariche in bella vista.
4) tantissime mosche fastidiose
Ghazala Regency Resort
ASPETTI POSITIVI
VOLO E TOUR OPERATOR: all’andata volo perfetto con Meridiana, al ritorno volo Samrtlinx con 90 minuti di ritardo che è altrettanto perfetto, visti i problemi causati dalla congestione del traffico aereo e le migliaia di persone bloccate in Grecia. Meno fortunato chi tornava su Verona/Bergamo e Roma, sicuramente han fatto 5-6 ore di ritardo ma in questo periodo non si può chiedere di più. Non è colpa del tour operator (phone&go), anzi io l’ho trovato buono sia come assistenza che come organizzazione.
MARE : è molto bello e pulito in tutta la zona e privo di pesci pericolosi. E’ stata creata una laguna posizionando degli scogli che formano una mezzaluna e proteggono dalle onde, rendendo tutta la zona l’ideale per i bambini. Chi preferisce fare il bagno con qualche onda può spostarsi di 50 metri sulla costa che dà direttamente sul mare aperto dove le acque sono perennemente mosse.
SPIAGGIA : molto grande e di sabbia bianca, pulita e curata. Vengono forniti teli mare e lettini gratuitamente, che quotidianamente vengono poi sostituiti con quelli puliti. Ritirare alla reception le apposite card.
CLIMA : mai patito il caldo. Sempre presente una leggera ventilazione molto confortevole.
ARIA CONDIZIONATA : mai accesa in due settimane. Bastava aprire la finestra per avere un po di fresco.
STRUTTURA : l’ hotel ha ottima posizione sul mare. La struttura è molto molto grande con 4 piscine, per tutte le età, più una piscina al coperto con acqua calda. A fatica viene mantenuto un po’ di verde, molto curato in prossimità delle piscine. Vi sono 2 spiagge: una baia dalle acque più tranquille e basse
PISCINE: 4 Piscine ottime due per i bambini, una bassa, una alta utilizzata anche per le attività e una magnifica piscina interna con acqua calda dalle sembianze di grotta marina molto suggestiva.
CAMERE : molto spaziose, (circa 48 m2) e confortevoli. Ampio bagno completo di bidè e vasca/doccia, terrazzo arredato con vista mare. Cassetti ed armadi più che sufficienti. Canali Tv: Rai1, Rai2, Raisport, Rete4, Italia1 e canali esteri. Piccolo frigorifero e piccola cassaforte.
RISTORANTE : Il servizio è complessivamente buono in cortesia, pulizia, rapidità e flessibilità degli orari del ristorante. L’aria condizionata non era affatto alta come molti dicono, era sufficiente non arrivare bagnati dalla spiaggia e non presentarsi in costume o pareo, segnalato anche sulla porta di ingresso. Ma come al solito molti arrivavano proprio in queste condizioni! Gli stessi che poi si lamentano dell’ aria condizionata. C’è la possibilità di accedere alla ristorazione (colazione, pranzo, cena) in ampie fasce orarie che coprono qualsiasi esigenza e fino alla fine dell’ orario previsto c’è la garanzia di trovare pulizia, un ottimo servizio e la completezza del buffet. Quest’ultimo è davvero notevole per quantità e varietà dei cibi proposti. E’ presente lo chef in sala per personalizzare alcuni piatti. Secondo la mia esperienza da evitare la pasta e qualche dubbio sul pesce. Ottime tutte le verdure, la frutta, le zuppe, la carne specialmente il pollo. Alcuni dolci molto buoni. Alcune sere pizza calda, gelato buonissimo. Bevande da dispenser abbondanti ma danno l’idea di essere leggermente tagliate, preferibile l’acqua molto buona.
BAR SPIAGGIA: fino alle 18 costa tutto un euro. Potete dunque approfittarne e fare una bella scorta di ogni genere di bevande e magari riempirvi il frigorifero che avete in camera.
BAR PISCINA : prezzi alti, da evitare.
BAR INTERNO : caffè 1,70, acqua da 1,5 litri 2 euro, birra 3,50 euro. Prezzi accessibili.
SPA : a pagamento ma con prezzi accessibili e massaggi ben eseguiti e professionali. Saune e bagni turchi a 5 euro.
ASPETTI NEUTRI
ANIMAZIONE : non mi ha convinto. Troppo giovane e poco esperta. Gli spettacoli alcuni mediocri, altri sufficienti.
ATTIVITA : solo Beachvolley e Acquagym. Giochi aperitivo abbastanza deprimenti.
MINICLUB : non molto organizzato e approssimativo.
MINIDISCO : tutte le sere alle 21, simpatica e divertente
NEGOZIETTI : discreti con generi di prima necessità e qualche souvenir. I prezzi sono in lire egiziane, quindi pagate in lire egiziane e non in euro.
CAMBIO : cercate di evitare le situazioni in cui ci sia di mezzo il cambio perchè tendono sempre a prelevare un paio di euro in più. Per esempio se dovete pagare 50 euro un’escursione, pagate 50 euro e non in Lire Egiziane e se comprate un souvenir che riporta un prezzo in lire egiziane, non pagate in Euro. In questo modo mai nessuno vi fregherà un solo euro. Inoltre fate attenzione alla moneta da una lira egiziana perchè è quasi uguale al nostro 2 euro, solo che vale 0,15 euro.
BANCOMAT : uno solo, distribuisce in lire egiziane.
INTERNET POINT : vi sono solo due postazioni e spesso può capitare siano occupate. La card per un’ora (non riutilizzabile) costa 7 euro. Spesso ci si può collegare senza pagare se qualcuno abbandona la postazione prima dell’ora.
MANCE : non sono assolutamente un problema. Portate qualche moneta da 20 centesimi di euro e qualcun’altra da 50 centesimi. Potrete usarli per quelle 2 volte che vi portano le valigie e quelle 4 che vi portano i lettini o gli asciugamani in spiaggia. Al ristorante, a chi vi fa la stanza, sono assolutamente facoltative, nessuno verrà a chiederveli, per cui a voi la scelta. Nel conto finale degli extra non viene aggiunto assolutamente nulla. Anzi io ho pagato 8 euro, ma ero convinto di averne spese circa 15. Di solito per piccoli favori si lasciano 20 centesimi, per medi favori 1 euro, oppure se per esempio una guida vi ha seguiti una giornata 5 euro. Di certo non saranno i 10-15 euro complessivi di mancia che cambieranno qualcosa.
CASINO : non visitato
ASPETTI NEGATIVI
MOSCHE : sono una tortura, specialmente in piscina. Ce la mettono tutta con spray vari, ma è una guerra persa in partenza. Sono veramente numerose e fastidiose. Consiglio di posizionarsi sempre in riva al mare con i lettini. Qui non arrivano.
CORRENTE : in due settimane è andata via due volte per un totale di circa 12 ore. Durante queste ore gli unici disagi riguardavano Tv, Internet point, prese della corrente (telefonini, phon) visto che in camera un minimo di luce era comunque garantito.
ESCURSIONI : i prezzi sono alti. Sconsigliamo vivamente di effettuare in giornata l’escursione di Siwa e quella del Cairo, sono veramente massacranti nonchè un’assurdità visto che entrambe richiedono almeno 2-3 giorni. Le altre ad Alessandria, El Alamein, Marsa Matrouh, Porto Marina, ecc non ci convincono, anche parlando con altre persone.
CONSIGLI
Scegliete senza alcun dubbio il tour delle oasi di 6 giorni, oltre a vedere Siwa, Bahariya, Deserto Nero e Deserto Bianco, avrete la possibilità di concludere il giro al Cairo. Potete farla anche se avete bambini, non c’è alcuna controindicazione dai 5 anni in su. Questo tour è l’ideale da abbinare a una seconda settimana al Ghazala. Non è consigliato uscire da soli fuori dall’area protetta dell’albergo. Un minimo di dissenteria colpisce quasi tutti, ma dura poco ed è facilmente superabile. E’ fondamentale 3 giorni prima della partenza iniziare con i fermenti lattici e continuare durante la permanenza. Portare anche un farmaco specifico contro la gastroenterite, un disinfettante intestinale, qualcosa per la digestione. E cercare di non mischiare tantissimi alimenti nello stesso pasto ma piuttosto sceglierne al massimo 2-3. Ho visto persone comporre piatti veramente inaccettabili per qualsiasi organismo, poi si lamentavano di stare male!
I Fiori di Bach
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Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Queste informazioni hanno solo un fine illustrativo: leggi le avvertenze.
I fiori di Bach o rimedi floreali di Bach sono una cura alternativa basata sulla floriterapia (“terapia con i fiori”), ideata dal medico britannico Edward Bach. Bach sosteneva, al riguardo, la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti, in quanto secondo lui chiunque ha le potenzialità e le sensibilità necessarie per effettuare autodiagnosi e autopratica. Sosteneva inoltre che la terapia dovesse avere carattere preventivo e scevra di effetti collaterali.
Alla base della floriterapia di Bach è il principio secondo il quale nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici, i quali determinerebbero i sintomi fisici. Il singolo fiore curerebbe il disturbo psicologico che ha causato o potrebbe causare un certo malessere fisico. Dietro ogni disturbo fisico ci sarebbe quello che viene chiamato “fiume di energia”, originato a livello psicologico (come nel caso della rabbia, che viene scaricata in modi e zone del corpo differenti); pertanto, ad ogni disturbo psicosomatico, provocato dallo sfogo dell’energia, corrisponderebbe, a monte, un ben preciso disturbo dell’anima.
Sulla base di tali principi sono stati distinti 38 “tipi comportamentali” di base, ai quali corrisponderebbero 37 fiori e un’acqua di fonte, la cui energia sarebbe in grado di curare l’organismo per riportarlo in armonia; in tal modo i sintomi tenderebbero a regredire.
I rimedi floreali scoperti da Bach rilascerebbero infatti nell’acqua, se opportunamente trattati, la loro “energia” o “memoria”. Bach consigliava di cogliere i fiori al massimo della fioritura e nelle prime ore del mattino di un giorno assolato; il fiore, che non doveva essere intaccato da alcunché, veniva deposto in una ciotola d’acqua pura e veniva trattato secondo uno dei due metodi riportati nelle opere del medico gallese.
Il concetto “memoria dell’acqua” non è mai stato dimostrato sperimentalmente e non è riconosciuto dalla scienza.
I 38 fiori di Bach
I primissimi fiori scoperti da Bach furono i cosiddetti “12 Guaritori”, che il medico gallese iniziò prontamente a sperimentare prima su sé stesso e poi sui suoi pazienti; gli altri 26 vennero scoperti poco tempo dopo. Le spiegazioni qui di seguito sono solamente una rapida sintesi del significato completo del fiore, che si può trovare nel link in fondo alla pagina.
La classificazione comprende:
• I “12 guaritori”:
o Agrimony (Agrimonia), per chi nasconde ansia e tormento dietro gaiezza e cortesia;
o Centaury (Centaurea minore), per chi, debole e privo di forza di volontà, viene sfruttato dagli altri;
o Chicory (Cicoria), per chi è possessivo e ricatta gli altri perché stiano con lui;
o Rock Rose (Eliantemo), per chi è preso da grande paura e panico;
o Gentian (Genzianella autunnale), per chi si abbandona al pessimismo, si scoraggia e si deprime per motivi conosciuti.
o Mimulus (Mimolo giallo), per chi ha paura delle cose del mondo;
o Impatiens (Balsamina), per chi è impaziente e non sopporta interferenze nel suo ritmo;
o Cerato (Piombaggine), per chi non ha fiducia in sé e chiede continuamente consiglio;
o Scleranthus (Fiorsecco, Scleranto o Centigrani), per chi è indeciso tra due vie e si abbandona all’insicurezza;
o Vervain (Verbena), per chi si lascia trasportare troppo dall’entusiasmo e dal fanatismo;
o Water Violet (Violetta d’acqua), per chi è orgoglioso e ama stare da solo;
o Clematis (Vitalba), per chi sogna ad occhi aperti, è indifferente alla vita e fugge dalla realtà.
• I “7 aiuti”:
o Rock Water (acqua di fonte), per chi si autoreprime per essere d’esempio;
o Wild Oat (Forasacco o Avena selvatica), per chi è scontento o insicuro sul ruolo da svolgere nella vita;
o Heather (Brugo o Erica), per chi odia la solitudine e attacca bottone usando gli altri;
o Gorse (Ginestrone), per chi prova grande disperazione e si sente senza speranza;
o Olive (Olivo), per chi è completamente esausto a causa dello stress o della fatica mentale;
o Oak (Quercia), per chi non riesce a staccare dal lavoro;
o Vine (Vite), per chi prova desiderio e ambizione di dominare inflessibilmente gli altri.
• I “19 assistenti”:
o Holly (Agrifoglio), per chi ha sfiducia nel prossimo, prova invidia e odio;
o Honeysuckle (Caprifoglio), per chi si rifugia nella nostalgia del passato, ricordando solo le cose belle;
o Hornbeam (Carpino bianco), per chi si sente stanco, debole, e dubita delle sue capacità di fronte ad un problema;
o White Chestnut (Ippocastano bianco), per chi ha pensieri e preoccupazioni costanti e indesiderati;
o Sweet Chestnut (Castagno dolce), per chi prova un’angoscia estrema, una disperazione con coraggio, però, che non tende al suicidio;
o Red Chestnut (Ippocastano rosso), per chi prova apprensione per gli altri e si aspetta sempre il peggio;
o Beech (Faggio), per chi è intollerante, polemico e arrogante;
o Chestnut Bud (Gemma di Ippocastano bianco), per chi ripete sempre gli stessi errori e non vuole crescere;
o Larch (Larice), per chi ha paura di fallire ed è affetto da complessi di inferiorità;
o Crab Apple (Melo selvatico), per chi si sente sporco, nel corpo o nella mente;
o Cherry Plum (Prugno), per chi ha paura di perdere la ragione;
o Walnut (Noce), per chi deve affrontare grandi cambiamenti (es. pubertà, menopausa, vecchiaia, trasferimenti, lutti, divorzi, etc.) e per chi teme di essere vittima di malefici;
o Elm (Olmo inglese), per chi si sente momentaneamente sommerso di responsabilità;
o Pine (Pino silvestre), per chi tende a caricare su di sé anche le colpe altrui;
o Aspen (Pioppo), per chi ha paura di cose vaghe, indistinte, e senza motivo;
o Wild Rose (Rosa canina), per chi si abbandona alla rassegnazione e all’apatia;
o Willow (Salice giallo), per chi prova amarezza e risentimento;
o Mustard (Senape selvatica), per chi è ammalato di depressione, anche passeggera, ma grave e spesso per motivi sconosciuti;
o Star of Bethlehem (Ornitogalo o Latte di gallina), per chi ha provato ogni tipo di shock o dolore fisico, mentale ed emotivo.
Suddivisione secondo gli stati d’animo
• Per la paura: Rock Rose, Mimulus, Cherry Plum, Aspen, Red Chestnut.
• Per l’incertezza: Cerato, Scleranthus, Genzian, Gorse, Hornbeam, Wild Oat.
• Per lo scarso interesse verso le circostanze attuali: Clematis, Honeysuckle, Wild Rose, Olive, White Chestnut, Mustard, Chestnut Bud.
• Per la solitudine: Water Violet, Impatiens, Heater.
• Per l’ipersensibilità alle influenze e alle idee: Agrimony, Centaury, Walnut, Holly.
• Per l’avvilimento e la disperazione: Larch, Pine, Elm, Sweet Chestnut, Star of Bethlehem, Willow, Oak, Crab Apple.
• Per l’eccessiva preoccupazione del benessere altrui: Cicory, Vervain, Vine, Beech, Rock Rose.
Rescue Remedy [modifica]
Il rimedio di emergenza, chiamato Rescue Remedy, inoltre, è una miscela di cinque fiori, che sarebbe utile in ogni occasione di emergenza: fortissimi stress psico-fisici, esperienze forti, situazioni di consapevolezza o di panico,svenimenti, brutti sogni etc. Oltre che per bocca, questo rimedio può essere applicato (in caso di svenimenti, ad esempio) anche sulle tempie o sui polsi. Consiste in una miscela di:
• Star of Betlehem, contro lo shock improvviso;
• Rock Rose, contro il panico o il terrore;
• Impatiens, per riportare la calma;
• Clematis, contro la tendenza a cedere, la sensazione di allontanamento appena prima di svenire;
• Cherry Plum, contro la paura di perdere il controllo, di andar fuori di testa.
È l’unico rimedio che, d’ordinario, non è preparato esclusivamente in forma liquida, ma anche in compresse di lattosio ed in pomata. In ques’ultima formulazione, è fornito con l’aggiunta di Crab Apple, per l’effetto depurativo dello stesso. Al Rescue Remedy tradizionale si possono aggiungere, all’occasione, alcuni fiori. Per esempio:
• Elm, quando il fisico non si riprende (svenimenti);
• Walnut, per adattarsi a situazioni che mettono a disagio ma nelle quali bisogna stare per forza;
• Sweet Chestnut, in caso di un lutto, di una perdita;
• Scleranthus (e Walnut), per chi ha problemi con i viaggi in generale (paura di volare, mal d’auto ecc..)
Preparazione
Preparare i fiori di Bach è relativamente semplice, e il metodo con cui oggi si estraggono le essenze dai fiori è ancora quello tramandato da Bach stesso.
Ci sono due metodi che Bach scelse nella preparazione dei suoi rimedi. Quello del sole e quello della bollitura. I dodici guaritori e i sette aiuti si preparano col primo sistema, mentre i diciannove assistenti con il secondo.
Il primo metodo, quello del sole è molto semplice. Intanto è necessario lavorare in una giornata calda e soleggiata, ovviamente nel periodo di fioritura della pianta che vi interessa. I fiori vanno raccolti sul posto, senza essere toccati con le mani, e non devono essere bagnati dalla rugiada. Recidendoli con delle forbici, si fanno cadere i boccioli in un recipiente di vetro fine da 300 ml, riempito di acqua pura, avendo cura di non immergerli completamente, ma solo per metà, e di coprire con essi la superficie della bacinella. Quindi si lasciano macerare al sole per 5/6 ore (in Italia, dove il sole è più caldo rispetto al Galles, ne bastano 4); in questo modo il sole trasferirebbe la vibrazione propria del fiore all’acqua sottostante. Terminato tale periodo, si filtra l’acqua colorata dai fiori con un filtro di carta in una bottiglia da 1 l., e si allunga con una pari dose di cognac (o brandy), che serve per la conservazione. Questo composto è chiamato tintura madre dei Fiori di Bach. Per quanto riguarda Rock Water, il procedimento è un po’ differente. Trattandosi infatti di semplice acqua di una fonte rocciosa, basta raccogliere quest’acqua nel solito contenitore (senza toccarla con le mani), lasciarla per quattro ore al sole e poi allungarla con il cognac, come prima descritto.
Il secondo metodo, invece, è più veloce. Raccolti i fiori con la stessa metodologia, si portano a casa, dove dovranno essere posti in una pentola di metallo porcellanato, all’incirca nella stessa quantità del primo metodo ma con più acqua, 1,5 l. Lasciati bollire sul fornello a gas per circa 30 minuti, si lascerà raffreddare la tintura così ottenuta, aggiungendo poi all’acqua filtrata lo stesso quantitativo di cognac o brandy.
Commercializzazione e uso
In commercio non si trova la tintura madre del fiore, bensì la bottiglia stock ottenenuta attraverso una prima diluizione, ossia 2 gocce di tintura madre in 10 ml di Brandy. A partire da questa, per ottenere il flaconcino di trattamento, basta prendere una boccetta da 30ml (preferibilmente dotata di contagocce) che si riempirà per due terzi di acqua e per un terzo di brandy, cognac o aceto di mele (sostanze che hanno la funzione di conservare e di stabilizzare la diluizione). A questo preparato si andranno ad aggiungere due gocce per ogni fiore che si desidera utilizzare. Bach sconsigliava di andare oltre i sette fiori per boccetta, ma esistono anche terapisti che prescrivono quantità più ingenti, fino ad un massimo di dodici fiori per diluizione.
Si assumeranno quotidianamente quattro gocce in quattro momenti della giornata: quattro gocce al mattino appena svegli, quattro gocce poco prima del pranzo, quattro poco prima della cena, e quattro all’atto di coricarsi. Non è necessario che gli orari siano sempre gli stessi, anche se quest’ultima ipotesi è consigliata (soprattutto per quanto riguarda la prima e l’ultima assunzione). I fiori possono essere tenuti sotto la lingua qualche secondo oppure deglutiti direttamente; non contenendo, infatti, alcun principio attivo chimico, non è necessario che il fiore entri nella circolazione sanguigna per essere efficace.
Alcuni credono che i rimedi floreali vadano tenuti lontani da fonti elettromagnetiche (cellulari, computer, forni a microonde, radiosveglie) onde evitare l’alterazione dell’efficacia, tuttavia a riguardo il Bach Centre e numerosi autori hanno sempre affermato che, per esperienza, le fonti elettriche e magnetiche non influiscono negativamente sui rimedi. Studi scientifici non hanno dimostrato alcun effetto se non quello definito “effetto placebo”.
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Curarsi con le erbe, l’Erboristeria
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L’erboristeria è un’antica arte che si occupa della conoscenza delle piante (erbe, piante medicinali, officinali, aromatiche e spezie), della loro coltivazione, raccolta, conservazione e commercio a scopi terapeutici (fitoterapia, galenica tradizionale), cosmetici o nutritivi. Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:
• La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull’esperienza greca e la romana
• La antichissima tradizione ayurvedica indiana
• La medicina tradizionale cinese.
Questo patrimonio culturale, iniziato con l’uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d’azione delle erbe, ha determinato la nascita di una “nuova erboristeria”.
Erboristeria tradizionale
L’erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. Oggigiorno, l’erboristeria tradizionale è considerata un passatempo per persone affascinate dalla botanica, per salutisti, “verdi” e altri gruppi. Per molti è anche un nostalgico folclorismo.
Erboristeria moderna
L’Erboristeria moderna nel corso dell’industrializzazione sociale, è stata modernizzata. La raccolta selvatica d’un tempo è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali.
Fornivano e forniscono i loro prodotti alle industrie:
• alimentari, cosmetiche, erboristiche,farmaceutiche
L’industria li elabora in:
• integratori alimentari, prodotti salutistici, cosmetici, prodotti erboristici,fitoterapici e farmaci
Una tale specializzazione richiede delle formazioni adatte. Per esempio molte facoltà di Farmacia dell’Università italiana, offrono un corso di laurea in erboristeria (la denominazione varia a seconda della Facoltà), che include il sapere basilare di tutti prodotti, processi artigianali, industriali, commerciali e di consulenza coinvolti. Ma alla fine del corso triennale, l’unica cosa che un erborista può fare è il contadino. La carente legislazione italiana non tutela l’Erborista, trasferendo tutte le competenze al farmacista, che poco o nulla sa di botanica e fitoterapia.[senza fonte]
Erboristeria e fitoterapia
La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come “fitoterapici”), naturalmente dall’erborista e certi persino nei supermercati (come “integratori”). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio è costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:
• orticultura di piante medicinali,
• erboristeria selvatica,
• raccolta e conservazione di fitorimedi
• e in più le arti galeniche.
La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all’ aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.
Un esempio recente è il Tamiflu: La sostanza attiva (antivirale) viene estratta dal pericarpio verde di anice stellato (Illicium verum Hooker fil.).Riguardo l’uso del seme usato come spezia nella Cina sud-orientale ci sono grandi coltivazioni. Al momento, i coltivatori fanno affari con l’industria farmaceutica, e questo fino a quando non sarà economicamente conveniente l’utilizzo di un battere geneticamente modificato (in via di sviluppo), che sintetizza in bioreattori la stessa sostanza attiva.
Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.
Erboristeria e galenica
Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l’arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche ‘tecnologia farmaceutica’, visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.
Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono. La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.
Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione
Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.
La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo la conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.
La raccolta di piante selvatiche a scopo farmaceutico era tradizionalmente lavoro di erboristi, aiutanti erboristi e persone che conoscevano prati e boschi e volevano guadagnarsi un po’ di soldi a parte. Gli erbari illustrati e ad esemplari non venivano fatti da ultimo anche a questo scopo.
Raccogliere piante è un mestiere serio, perché richiede anzitutto esatte conoscenze botaniche – morfologiche e di ecosistemi. In più venivano rispettate serie regole (in parte razionali, in altra metarazionali) di raccolta. Ogni rispettabile libro di erboristeria riporta degli esempi in merito:
• tante sono le regole e le tradizioni sul momento “giusto” della raccolta di determinate piante e delle loro parti: radici in tardo autunno o prima primavera (depositi pieni) cortecce e legni in prima primavera (linfa) foglia giovane, aromatica in piena maturazione,erba e fiori all’inizio della fioritura ,frutta e semenza in prima o piena maturazione
• molti erbari contengono dei Calendari di raccolta.
• molti guardano anche le costellazioni astrali e la luna, diversa per diverse piante e parti di pianti.
• raccolta in giornate soleggiate e un po’ ventilate non durante il periodo più caldo (al solito la mattina).
• rispettare l’ecosistema della pianta (animali, altre piante).
• nessuna raccolta di singoli esemplari di piante, devono procrearsi: dove è passatto chi raccoglie, non bisogna notare! Si paga per la raccolta del prossimo anno.
• non sterminare o distruggere una pianta inutilmente, se possibile lasciare una qualche foglia, fiore, ecc.
• trattare la pianta da raccogliere con lo stesso rispetto usato verso un altro essere vivente (molti parlano con la pianta o dicono preghiere) mentre la colgono.
• nessuna raccolta clandestina di piante protette (vanno coltivate se necessario).
• rispettare il territorio e la proprietà altrui (non calpestare prati, invadere sfera privata, ecc.).
• raccogliere solo pochi tipi diversi di piante in un’unica raccolta e sempre in contenitori separati.
• mai raccogliere insieme piante velenose con altre.
• in caso di incertezza: raccogliere una pianta sola e determinarla esattamente a casa.
• cesti, sacchi di carta o stoffa sono raccoglitori ideali. La plastica è vietata (può causare formazione di condensa e muffe).
• elaborare la raccolta immediatamente al rientro.
Fonte wikipedia
Curarsi con la Fitoterapia
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La fitoterapia (a volte anche impropriamente definita fitomedicina) è, in senso generale, quella pratica terapeutica umana comune a tutte le culture e le popolazioni sin dalla preistoria, che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere. Data l’antichità di questa pratica, che con tutta probabilità rappresenta il primo esempio di pratica terapeutica umana, e data la sua generalizzata distribuzione geografica, è impossibile dare una descrizione di essa in termini di un sistema terapeutico specifico (come ad esempio è possibile fare per l’omeopatia). Piuttosto è sensato dire che l’utilizzo terapeutico delle piante si ritrova in tutti i sistemi terapeutici umani, da quelli più antichi e basati su osservazione ed empiria, a quelli più sofisticati e con livelli di complessità teorica elevata, fino alla moderna biomedicina. Dal punto di vista terminologico, limitandosi alla Unione Europea, solo da pochi anni, e limitatamente alla Gran Bretagna, esiste una categoria professionale istituzionalizzata di fitoterapeuti, con percorso formatico universitario distinto da quello previsto per la biomedicina, e con protezione legale del nome. Negli altri stati membri della UE il termine fitoterapeuta non ha valore legale, e la fitoterapia non è una branca riconosciuta delle biomedicina. Il termine viene dal greco phyton (pianta) e terapeia (cura).
La fitoterapia è considerata una medicina alternativa o complementare nella maggior parte degli stati membri della UE e negli Stati Uniti, anche se alcune piante e soprattutto alcune frazioni di pianta sono riconosciuti e sfruttati anche dalla medicina scientifica tradizionale. La medicina popolare si serve di queste sostanze da tempi immemorabili. Ippocrate citava il rimedio come terzo strumento del medico accanto al tocco e alla parola.
Principi attivi
Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Vanno considerate veri e propri produttori e contenitori dinamici di sostanze chimiche (Firenzuoli, 2009). Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche (repellenza, difesa dagli erbivori, lotta contro altre specie vegetali per il controllo delle risorse, difesa dai parassiti, attrazione degli impollinatori, ecc.). Questi stessi metaboliti secondari hanno mostrato importanti attività farmacologiche nell’uomo. Ecco una lista esemplificativa dei vari principi attivi:
- fenoli semplici
- polifenoli – tannini e flavonoidi
- glicosidi (fenilpropanoidi, antrachinoni, glucosinolati, iridoidi, glicosidi cianogeniche )
- terpeni
- terpenoidi e saponine (fitosteroli, glicosidi cardioattive , triterpeni)
- olii essenziali e resine
- alcamidi
- alcaloidi
Le attività che questi metaboliti possono esercitare sulla fisiologia umana sono molteplici e sarebbe impossibile riassumerle brevemente, tuttavia una lista sommaria comprenderebbe:
- sostanze tossiche
- sostanze con attività ormonoregolatrici
- sostanze ad attività antimicrobica
· battericidi
· virostatici
· fungicidi
- sostanze lassative
- sostanze antinfiammatorie
- sostanze attive sul sistema nervoso centrale e periferico
- sostanze antiossidanti
Le moderne preparazioni fitoterapiche sono ottenute a partire dal materiale vegetale, sia fresco che essiccato, tramite estrazioni con solventi e metodiche diverse: se il solvente è l’etanolo in percentuali diverse si parla di estratti idroalcolici, solitamente chiamati tinture (o estratti fluidi; se il solvente è l’acqua si parla di infusi, decotti o macerati a freddo; se il solvente è un olio grasso si parla di oleoliti; l’estrazione con solventi diversi e non alimentari (esano, cloroformio, ecc.), che vengono poi eliminati, permette la preparazione di estratti molli e secchi. Alcune preparazioni sono costituite da estratti di singole piante, altri da combinazione di estratti da diverse piante. In particolare i medici hanno la possibilità non di preparare ma di prescrivere preparazioni vegetali che poi prepara il farmacista (medicinali galenici magistrali) Le preparazioni in libera vendita devono sottostare a vari standard di tipo qualitativo, mentre gli standard di efficacia e tossicologici vengono applicati (nella UE) solo a quei preparati ai quali venga riconosciuto lo status di farmaci vegetali (herbal medicines). Per i preparati che non rientrano in questa categoria valgono le regolamentazioni dei singoli stati membri.
Pericoli
L’uso di piante e dei loro derivati può essere utile nella terapia, ma spesso si verifica uno sfruttamento promozionale di piante ed erbe delle quali si vantano proprietà terapeutiche non documentate e delle quali talvolta si ignorano i possibili pericoli. Fortunatamente esiste oggi in Italia una specifica regolamentazione dei prodotti naturali (Firenzuoli, 2009; Silano, 2006). L’equazione “naturale = benefico” è infatti spesso un semplice tranello atto ad abusare della credulità di alcune persone: anche i virus, difatti, sono naturali, come pure i funghi velenosi o la cicuta con cui Socrate si suicidò. Anche le interazioni con i farmaci tradizionali devono essere valutate con attenzione così come gli effetti collaterali, ampiamente descritte fin dal 1996 (Firenzuoli, Le insidie del Naturale) e poi successivamente approfondite (Firenzuoli, 2001, 2008). Particolare attenzione va infatti posta al sistema enzimatico epatico ed intestinale P450 e alle sue varie isoforme, oltre che alla proteina di trasporto denominata P-gp (P.Campagna, 2008). In particolare oggi sappiamo che esistono molte piante che interagiscono con i farmaci, riducendone l’attività o al contrario aumentandone la tossicità, tutte situazioni che devono essere ben conosciute onde prevenire guai anche pericolosi (Firenzuoli, 2008).
Premesse fitoterapiche
La fitoterapia non esclude l’autoprescrizione, tanto che esistono fitoterapici da banco senza obbligo di ricetta medica (Silano, 2006). Per la prescrizione occorre
- la laurea in medicina e chirurgia
- meglio se accompagnata da una specifica formazione/specializzazione in fitoterapia
- conoscenze su indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali di fitorimedi
- conoscenze sulla ricettazione di fitoterapici (norme, convenzioni, abbreviazioni, combinazioni, dosaggi) e conoscenza di prodotti reperibili
- conoscenze di galenica (preparazioni di piante e loro parti in rimedi galenici)
- almeno minime conoscenze di erboristeria (piante, la loro crescità, coltivazione, raccolta, elaborazione e conservazione)
Fitoterapia popolare
La fitoterapia è una disciplina medica che ben si differenzia dalle pratiche tipiche della medicina popolare consente di curare e prevenire anche malattie non proprio banali. Impropriamente viene considerata una disciplina non convenzionale. La Fitoterapia per definizione non può essere popolare ma solo scientifica.
Ricettazione
Capacità di stilare una ricetta formalmente corretta a seguito di una corretta diagnosi e per una determinata e assicurata patologia di un determinato paziente.
Galenica popolare
L’arte di preparare preparati a base di erbe nasce dall’antica professione dei farmacisti o speziali, si chiama Galenica (dal nome del medico dell’antichità Galenus). Non è necessario avere delle attrezzature speciali per svolgere questo mestiere, basta una cucina ben attrezzata. Per contro bisogna possedere delle solide conoscenze culinarie ed erboristiche. Da questa si distingue la Galenica vera e propria che spetta solo ai farmacisti e per la quale occorre una specifica attrezzatura.
Erboristeria
L’erboristeria è la capacità di identificare, raccogliere e conservare le piante medicinali. Ai tempi questo era il mestiere dell’erborista. Oggi le poche piante ancora usate come medicamenti grezzi vengono coltivati da contadini specializzati. Raccogliere piante selvatiche con scopi farmaceutici richiede buone conoscenze botaniche ed ecologiche.
Fonte wikipedia
L’ Omeopatia di Hahnemann
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L’omeopatia ha conosciuto nei decenni scorsi uno sviluppo e una progressiva diffusione. Oggi l’omeopatia, considerata una pratica medica alternativa o complementare alla medicina scientifica (alla quale gli omeopati si riferiscono spesso come “medicina allopatica”, sebbene i principi dell’allopatia siano essi stessi non riconosciuti dalla scienza), è diffusa in molti paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, India). In Italia un’indagine dell’ISTAT del dicembre 1999 su un campione di 30.000 famiglie ha mostrato che dal 1991 al 1999 la quota della popolazione che ha fatto uso di rimedi omeopatici è passata dal 2,5 all’8,2%.
In diverse regioni della Gran Bretagna il servizio sanitario ha tuttavia iniziato a cancellare i rimedi omeopatici dal proprio prontuario. In calo anche i ricoveri negli ospedali omeopatici.
A fronte della sua diffusione e nonostante i numerosi studi, la validità terapeutica del metodo omeopatico e i meccanismi farmacologici del suo funzionamento non sono stati ancora verificati secondo i criteri scientifici comunemente applicati a qualsiasi principio farmacologico tradizionale. Molte ricerche cliniche concordano nel ritenere che gli effetti terapeutici dei trattamenti omeopatici non si discostino in maniera significativa da quelli ottenuti per effetto placebo.
Le critiche all’omeopatia vertono sostanzialmente su due punti: la sua debolezza teorica (cioè l’incompatibilità dei suoi postulati con le odierne conoscenze chimiche e la mancanza di un meccanismo plausibile che ne possa spiegare il funzionamento), e la mancanza di prove sperimentali univoche della sua efficacia terapeutica. Per questi motivi l’omeopatia viene considerata una pseudoscienza.
Il suo insegnamento è collocato, nella maggior parte dei paesi occidentali, al di fuori degli ordinamenti delle facoltà di medicina. In alcuni paesi europei, come ad esempio Francia e Germania, si sta comunque assistendo ad una lenta ma graduale penetrazione della omeopatia in ambiti di medicina tradizionali, soprattutto per quanto riguarda la medicina di base e la pediatria, dove non è inusuale imbattersi in medici e dottori di formazione prettamente classica che ricorrono in casi ristretti all’impiego di principi omeopatici o di principi misti, nel quale appunto una sostanza tradizionale ed una omeopatica vengono somministrate contemporaneamente.
In Francia, nonostante la validità del metodo non sia stata ancora verificata, molti rimedi omeopatici sono entrati a far parte del prontuario nazionale e finanziati dal sistema sanitario pubblico. Tuttavia, nel 2004 si è potuta osservare una – pur parziale – retromarcia, in quanto il tasso di rimborso previsto per i rimedi omeopatici è sceso dal 65% al 35% [2]
È opportuno sottolineare che nei paesi occidentali non è stato immesso in commercio alcun farmaco omeopatico a diluizione inferiore a 1:1000 in quanto molti non hanno superato la prova di assenza di tossicità prevista dalla legislazione.
I principi e le origini dell’omeopatia
Nel 1828 Hahnemann pubblicò un tomo in più volumi (Le malattie croniche) nel quale enuncia un ulteriore pilastro teorico dell’omeopatia, che fu presto ridicolizzato dai suoi contemporanei e non ebbe molta fortuna nemmeno tra gli omeopati. Nel testo egli infatti scrive che eccettuate sifilide e sicosi (un tipo di lesione virale venerea), tutte le malattie croniche sono prodotte dalla psora, e quindi la cura per malattie diverse quali gotta, asma, isteria, paralisi, ecc. era sempre un rimedio anti-psora.
Il concetto di forza vitale, almeno così come esso è espresso nell’ Organon di Hahnemann, entrò gradualmente in crisi con il grande progresso che lo studio delle scienze naturali compì in quegli stessi anni. Con l’avvento del microscopio nacque la biologia cellulare e l’osservazione diretta di alcuni fenomeni fondamentali che avvengono all’interno degli esseri viventi facilitò la comprensione di alcune malattie comuni, sebbene fosse ancora lontana la scoperta del batterio inteso come agente patogeno. Venne compreso il ruolo importante svolto dal sistema circolatorio e l’idea di una forza vitale immateriale, disgiunta dal corpo, perse inevitabilmente e inesorabilmente di importanza.
Per l’omeopatia contemporanea, o comunque quella di tradizione tedesca, non tutte le patologie sono risolubili omeopaticamente bensì solo quelle che derivano dalla alterazione o dal malfunzionamento dei vari sistemi di regolazione e difesa del corpo. La tradizione omeopatica successiva (ad esempio con lo statunitense James Tyler Kent) ha dato molto risalto alla dimensione psicologica della malattia.
I rimedi sono elencati nella materia medica, che illustrano per ogni sostanza i sintomi corrispondenti. Il repertorio elenca invece per ogni sintomo le sostanze. Per esempio il repertorio di Kent (1905) comprendeva circa 700 sostanze. Oggi l’omeopatia impiega circa 5000 rimedi, di cui 150 usati comunemente. I rimedi vengono sperimentati da persone sane, le quali registrano accuratamente i sintomi fisici e psicologici riconducibili alla loro assunzione. I repertori omeopatici registrano successivamente anche i risultati della pratica clinica, di cui viene spesso messa in dubbio la genuinità
Ogni sostanza omeopatica pronta per l’impiego riporta il tipo di diluizione e la potenza. Ad esempio, in un rimedio con potenza 12C la sostanza originaria è stata diluita per dodici volte, ogni volta 1 a 100, per un totale di una parte su 10012 (1024).
Una potenza 12D, utilizzata abbastanza comunemente in omeopatia, equivale invece ad una concentrazione nella quale la concentrazione è una parte su un milione di milioni (1012) che equivale ad esempio ad un millimetro cubo su mille metri cubi.
Numerosi preparati omeopatici sono diluiti a potenze ancora maggiori, in qualche caso sino a 30C ed oltre.
Nella pratica omeopatica le potenze C e D non sono considerate equivalenti, ovvero 1C non è ritenuto equivalente a 2D dal punto di vista terapeutico, sebbene lo sia dal punto di vista della chimica delle soluzioni.
Le critiche maggiori all’omeopatia vertono sul fatto che a potenze elevate e in particolare a partire proprio da 12C o dal 24D, le leggi della chimica provano che il prodotto finale è così diluito da non contenere più neppure una molecola della sostanza di partenza. Infatti il numero di molecole contenuto in una mole di sostanza è fissato dal numero di Avogadro che è uguale a circa 1024 molecole/mole (6,02214179(30) 1023 mol -1): mediante una diluizione 12C o una 24D della stessa mole di sostanza si raggiungerebbero quindi livelli di concentrazione che prevederebbero mediamente al più una sola molecola del farmaco. L’eventuale effetto terapeutico del rimedio omeopatico, pertanto, non sarebbe legato alla presenza fisica del farmaco, ma a qualcos’altro, che gli stessi sostenitori dell’omeopatia non caratterizzano.
A fronte di questi dati, gli omeopati credono nella c.d. memoria dell’acqua. Secondo tale tesi le molecole per un determinato periodo di tempo, anche dopo numerose trasformazioni e a grande distanza dal luogo di origine, conserverebbero una geometria molecolare derivata dagli elementi chimici con cui sono venute a contatto. Secondo i sostenitori di questa teoria, una possibile spiegazione è nella corenza interna dei campi elettromagnetici prevista dalla QED . La soluzione diluita, secondo questi, conserverebbe l’informazione del principio attivo e gli stessi effetti terapeutici di una dose maggiore. Senza l’effetto memoria dell’acqua, le concentrazioni di principio attivo in queste soluzioni acquose sarebbero così basse, da essere prive di effetti terapeutici. Tale principio è inacettabile per la medicina tradizionale. Fonte: wikipedia
Alcuni studi, pubblicati per lo più su riviste prive di un meccanismo di revisione paritaria, avrebbero rilevato fenomeni particolari per quanto riguarda la calorimetria e la termodinamica e la conducibilità elettrica delle soluzioni altamente diluite, tuttavia nessuno di essi ha a che fare con il principio alla base dell’omeopatia.
Tra gli omeopati, sono in corso da anni vari studi al fine di escludere ogni tipo di possibile effetto placebo dai risultati dei trattamenti omeopatici. Secondo gli omeopati, questi lavori dimostrerebbero che il trattamento cui il composto omeopatico viene sottoposto consente al solvente di esercitare un effetto riconducibile alla molecola che in esso è stata fortemente diluita. Risultati di questo genere sono stati però pubblicati solo su fonti interne alla comunità omeopata, e non su riviste scientifiche.
Studi che hanno provato a quantificare il grado di soddisfazione soggettiva dei pazienti in cura omeopatica hanno mostrato risultati ragguardevoli (ad esempio una ricerca compiuta nel 2004 dalla clinica universitaria Charité di Berlino sulla qualità della vita di 3981 pazienti in cura omeopatica) e spiegano il successo sociale di tale pratica terapeutica.
Assai meno univoco è il risultato di studi clinici condotti su singoli rimedi o sul trattamento di specifiche patologie, dove gli esiti appaiono assolutamente in linea col noto effetto placebo.
Nel dettaglio l’articolo del Lancet si struttura in due parti, che portano a conclusioni distinte tra loro.
• Nella prima parte, la meta analisi compara 220 studi clinici (110 omeopatici e 110 presi casualmente tra studi con interventi biomedici), e porta alla conclusione che i due gruppi di studi siano di qualità metodologica paragonabile, e che entrambe le classi di trattamento mostrano efficacia superiore al placebo.
• Nella seconda parte i ricercatori hanno ristretto la loro meta analisi a 6 studi omeopatici e 8 studi biomedici, selezionati tra tutti secondo degli standard di qualità e di numerosità di partecipanti. Questo filtro, affermano gli autori, è stato compiuto per limitare la presenza di bias negli studi presi in considerazione. I risultati della seconda parte della meta analisi mostrano che esiste una forte evidenza di efficacia dei metodi classici, ed una evidenza di efficacia più debole per i farmaci omeopatici. Inoltre, quest’ultima evidenza non raggiunge un valore statistico critico (significatività) necessario per poter dire con sicurezza che il risultato non è dovuto semplicemente a variazioni statistiche.
Gli autori concludono che l’efficacia dei rimedi omeopatici è compatibile con l’ipotesi che derivino dall’effetto placebo.
Questo studio è stato rigettato dalla comunità omeopatica, e ha provocato la risposta da parte degli omeopati che hanno sollevato dubbi sull’imparzialità dei ricercatori, accusandoli di avere tratto quelle conclusioni per ragioni altre rispetto ai risultati scientifici. In particolare gli omeopati hanno contestato la procedura, sostenendo che la scelta degli studi da confrontare, ed in particolare la scelta del filtro di numerosità, potrebbe essere stata fatta ad hoc per ottenere questo risultato. Inoltre la conclusione della meta analisi può essere legittimamente interpretata, sempre secondo gli omeopati, come la dimostrazione dell’incertezza dell’efficacia dei rimedi piuttosto che la dimostrazione della loro inefficacia. Secondo questa interpretazione il risultato dovrebbe portare ad intensificare gli studi per avere risposte più chiare sull’eventuale efficacia dell’omeopatia.
La risposta a tale affermazione da parte di larga parte della comunità medico scientifica è stata che nessun’altra pratica della medicina verrebbe ancora studiata dopo risultati analoghi (ovvero poche o nessuna evidenza scientifica dopo due secoli di esperimenti, dei quali almeno 50 con metodi moderni) e che quindi, per quanto sia caratteristica delle verità scientifiche essere non definitive, sarebbe uno spreco finanziare con fondi pubblici altre ricerche in questo campo.[senza fonte]
Il 17 novembre del 2007 The Lancet ha pubblicato un nuovo articolo sull’omeopatia, che riassume i risultati di 5 meta-analisi precedentemente pubblicate. In questo articolo l’autore giunge alla conclusione che gli effetti dell’omeopatia siano compatibili con l’effetto placebo.
Secondo l’ultima indagine Istat, tra i 9 milioni di persone che si curano con medicine non convenzionali la metà utilizza farmaci omeopatici, e sono circa 8mila i medici che li prescrivono.
La naturopatia, medicina complementare
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è una pratica i cui fondamenti teorici furono formulati alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti per poi diffondersi, in diverse forme, nel resto del mondo. Essa si basa sulla stimolazione della capacità innata di autoguarigione o di ritorno all’equilibrio del corpo umano, denominata omeostasi. Le pratiche naturopatiche possono essere molto varie: massaggi, riflessologia plantare,idoterapia,cromoterapia,floriterapia, climatoterapia, aromaterapia emolte altre. Il significato odierno più accreditato della parola “naturopatia” è “sentiero della natura” per mantenere o ripristinare lo stato di benessere. Il termine fu coniato nel 1895 dallo statunitense John Scheel, medico a New York come Nature’s Path (Sentiero della natura) da cui, in seguito, Naturopathy; più discussa rimane l’attribuzione dell’etimo a natura e al greco pathos(simpatia, empatia, sentimento, sofferenza) il cui risultato più logico avrebbe dovuto altresì essere “empatia con la natura”. Continua..
DOCUMENTO OMS influenza A e vaccinazione, gli esperti spiegano cos’è lo squalene PARTE SECONDA
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Lo squalene , una sostanza che fino a pochi mesi fa era nota solo ai produttori di vaccini influenzali ed a qualche esperto biochimico, è diventata la sostanza di cui ormai si parla, quasi sempre a sproposito, anche nei mercati rionali. Il nome è chiaramente evocativo di un pericoloso animale dei mari tropicali ma la sostanza in sé è quanto di più biologico e naturale esista: si tratta di un composto addirittura essenziale per la vita in quanto viene usato dal nostro organismo come un “mattone” per costruire ormoni steroidei ed altre sostanze lipidiche. In particolare è l‟intermedio essenziale per la sintesi di colesterolo che avviene nel fegato, secondo la seguente reazione :
2 farnesyl pirofosfato → squalene → lanosterolo →colesterolo
E stato dimostrato che la cute umana ne secerne una certa quantità nel sebo, infatti, ne sono state riscontrate tracce nella secrezione rilasciata quando dalle impronte umane.
Ma non siamo certo i soli ad avere lo squalene nel nostro organismo: animali e vegetali ne fanno uso metabolico e ce n‟è abbastanza nell‟uovo, nella carne e nell‟olio di oliva, in cui è presente fino allo 0.7%, in una concentrazione rilevante per un intermedio metabolico, una sostanza capace di contrastare gli effetti nocivi del colesterolo.
Negli Stati Uniti, è stato calcolato che di squalene se ne ingerisce con la dieta normale circa 25 mg al giorno (1). Infine, squalene può trovarsi nei cosmetici assai comuni quali rimmel, rossetto e borotalco, fino a concentrazione assai elevata (50%), ciò ne fa una sostanza presente nell‟ambiente in modo diffuso e proprio grazie al fatto che questo composto è facile da estrarre ( soprattutto da alcune specie di squali), purificare ed ottenere in quantità, in immunologia si è scelto di puntare su questa sostanza come adiuvante. Peraltro, in molti individui normali sono state rilevate piccole quantità di anticorpi anti-squalene di cui, come per gli anticorpi anti-colesterolo, non si conosce né l‟origine né il significato biologico, anche se è stato ipotizzato che detti anticorpi contribuiscono a rimuovere il “cattivo” ( LDL) colesterolo dal sangue attraverso l‟opsonizzazione e la fagocitosi .
L‟uso vaccinale dello squalene nasce dalle osservazioni che le emulsioni di sostanze lipidiche in acqua sono potenti stimolatori dell‟immunità innata. Il precursore di queste emulsioni è il notissimo Freund incomplete adjuvant, praticamente usato da tutti gli immunologi per ottenere buone risposte anticorpali ad antigeni solubili in modelli sperimentali. A dosi molto basse (microgrammi) l‟emulsione di squalene in acqua attiva potentemente le cellule che presentano l‟antigene ai linfociti, in particolare le cellule dendritiche, che secernono quindi le citochine che indirizzano le risposte anticorpali e/o citotossiche sul bersaglio antigenico. Studi sperimentali hanno dimostrato che l‟emulsione squalene in acqua è superiore ai sali di alluminio come adiuvante della risposta anticorpale (3,4). Sia gli studi clinici che i dati di sorveglianza immunologica nei vaccinati dimostrano l‟elevata capacità di questo adiuvante nel potenziare la risposta anticorpale contro il virus influenzale, permettendo un notevole risparmio della quantità di antigene adoperato (5). Due adiuvanti a base di squalene sono stati approvati per l‟uso nei vaccini influenzali in Europa ed altre ditte farmaceutiche che producono vaccini ne stanno sperimentando diverse formulazioni. Come vuole la norma in immunologia, la stimolazione di potenti risposte immunologiche ha il suo contraltare nell‟evocazione di associate risposte infiammatorie. I vaccini formulati con emulsioni in acqua di squalene hanno una relativa maggiore tossicità e reattogenicità locale dei vaccini senza emulsioni, anche se si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di eventi transitori e limitati ai primi 2-3 giorni dalla vaccinazione. Questi eventi infiammatori possono colpire fino al 30% dei vaccinati. Oltre alla piressia ed alla cefalea, osservata in circa il 20% dei vaccinati, l‟evento sistemico più frequente è l‟altralgia/mialgia, osservata nel 15% circa dei vaccinati, reminiscente dell‟induzione di artrite sperimentale negli animali geneticamente suscettibili (6). Tuttavia, gli eventi avversi non-transitori e gravi quali gli eventi che richiedono ospedalizzazione, le neuropatie ed il decesso sono molto rari e non sono più frequenti nelle persone che ricevono vaccini con squalene rispetto alle persone che ricevono vaccini senza adiuvanti (6). I dati del sistema di sorveglianza delle reazioni avverse raccolti dall‟AIFA durante l‟attuale vaccinazione contro il virus A/H1N1 2009 sono, al momento, perfettamente in linea con quanto ci si aspetta dai risultati delle prove cliniche del Focetria.
In conclusione, lo squalene è un composto naturale che adoperato artificialmente come emulsione in acqua ed iniettato per via intramuscolare costituisce un potente adiuvante che rende possibile una efficace immunizzazione, in genere con una singola dose vaccinale ( almeno negli adulti), a costi contenuti in termini di tollerabilità locale ed effetti sistemici lievi e generalmente transitori. Fonte: Oms a cura di Antonio Cassone e Giovanni Rezza Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate, ISS
Documento OMS sulla sicurezza del vaccino pandemico (H1N1) 2009 PARTE PRIMA
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Ginevra. Alla data attuale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha ricevuto informazioni da 16 dei 40 Paesi che stanno conducendo la campagna vaccinale con il vaccino pandemico. Sulla base delle informazioni raccolte in questi 16 paesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa 80 milioni di dosi di vaccino pandemico sono state distribuite e circa 65 milioni di persone sono state vaccinate. La campagna nazionale di immunizzazione è iniziata in Australia e nella Repubblica Popolare Cinese a settembre inoltrato.
Le campagne di vaccinazione attualmente in corso per proteggere le popolazioni dall’influenza pandemica sono fra le più massicce nella storia dei diversi Paesi, e i numeri stanno crescendo giorno per giorno. Considerato la numerosità di dosi somministrate di vaccino, per lo meno alcune rare reazioni avverse, non rivelabili durante dei trials clinici di importante dimensioni, potrebbero occorrere, mettendo in evidenza la necessità di un monitoraggio rigoroso circa la sicurezza. I risultati per quanto riguarda i dati sono incoraggianti.
Effetti collaterali comuni
Come anticipato, gli effetti comunemente riportati includono tumefazione, arrossamento, o dolore in sede dell’inoculo, che solitamente si risolve spontaneamente in breve tempo dalla vaccinazione. Febbre, mal di testa, affaticamento e dolori muscolari, che si presentano di lì a poco dopo la vaccinazione, sono stati riportati sebbene con meno frequenza. Questi sintomi si risolvono spontaneamente, in genere entro le 48 ore. Oltre a ciò sono state osservate un certo numero di reazioni allergiche. L’occorrenza di queste reazioni è ben entro i limiti attesi.
Sindrome di Guillain-Barré
Allo stato attuale, meno di dieci casi sospetti di Guillain Barré sono state riportati in persone che hanno ricevuto il vaccino. Questi numeri sono in linea con i tassi di malattia noti ed usuali, come riportato in un recente studio. Ciò nonostante, tutti questi casi sono stati presi in esame per determinare se questi siano eventi attribuibili al caso o se possono essere messi in associazione alla vaccinazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ricevuto notifiche di esiti fatali fra i casi sospetti o accertati di sindrome di Guillain-Barré registrati durante la campagna vaccinale.
Indagine sui decessi
Un piccolo numero di morti è occorso in persone che sono state vaccinate. Tutti questi decessi, riferiti all’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stati prontamente investigati. Sebbene alcune indagini siano ancora in corso, i risultati delle indagini completate riportate all’Organizzazione Mondiale della Sanità escludono una diretta relazione con il vaccino pandemico come causa di morte.
In Cina, per esempio, dove più di 11 milioni di dosi di vaccino pandemico sono state somministrate, le autorità sanitarie hanno informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità di 15 casi di severi effetti collaterali e due morti che hanno fatto seguito al vaccino. Mediante le indagini di questi decessi, includendo un riesame dei risultati autoptici, è stato accertato che le gravi condizioni sanitarie sottostanti erano la causa della morte, e non il vaccino.
Profilo di sicurezza dei diversi vaccini
Nell’ambito delle campagne di immunizzazione vengono usati: vaccini inattivati non adiuvati, vaccini inattivati adiuvati, e vaccini vivi attenuati. Allo stato attuale, non sono state evidenziate differenze nel profilo di sicurezza, circa eventi severi avversi, fra i diversi vaccini. Sebbene un intenso monitoraggio sulla sicurezza dei vaccini prosegua, tutti i dati raccolti indicano che i vaccini pandemici hanno pari profilo di sicurezza rispetto a quello dell’influenza stagionale che è stato usato per più di 60 anni. Fonte: Oms
Il Vino, vendemmia e fermentazione, produzione e storia, tipi. Parte Seconda
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Vino e salute
Il vino è una bevanda con effetti psicoattivi a causa dell’elevato contenuto in alcol etilico, il componente presente in maggior quantità nel vino esclusa l’acqua. Da questo punto di vista il vino viene considerato al pari di altre sostanze stupefacenti, anche perché, come queste, provoca dipendenza (alcolismo).
Per il suo contenuto in alcol, il consumo elevato di vino, come di altre bevande alcoliche, provoca effetti tossici, in particolare per il fegato. L’alcol etilico è inoltre cancerogeno per diversi organi ed è tossico per gli embrioni, motivo per il quale il consumo di vino è sconsigliato alle donne in gravidanza.
D’altro canto, il consumo limitato di vino (due bicchieri al giorno), sembra avere effetti positivi sulla salute: riduce il colesterolo LDL e aumenta l’HDL (quello “buono”) ed inibisce l’aggregazione piastrinica (effetti attribuiti all’alcol); inoltre è una fonte di polifenoli, in particolare il resveratrolo. Inoltre apporta sostanze anticancerogene e aiuta a mantenere libere le arterie.
Tipi di vino
I vini si differenziano tra loro per il sistema di vinificazione (vini normali e speciali) e per le proprietà organolettiche: colore, profumo, gusto e retrogusto; altri parametri concorrono a definire le caratteristiche di un vino: alcol, acidità, sapidità, sensazione di astringenza (dovuta ai tannini). I vini possono essere differenziati in vini tranquilli, vini frizzanti e spumanti, a seconda del fatto che siano in grado o meno di sprigionare anidride carbonica all’apertura delle bottiglie. Costituisce ulteriore distinzione il contenuto in zuccheri non fermentati del vino (secco, semisecco, dolce…)
Inoltre ogni vino è caratterizzato da una temperatura di servizio (temperatura ideale per la consumazione) e da abbinamenti ottimali con determinate pietanze.
Vini normali
Si intendono per vini normali quei vini immessi al consumo dopo aver subito il solo processo di vinificazione (quindi senza interventi tecnici successivi o aggiunte di altri componenti).
Vino bianco Continua..
Il miele in natura, come si fa e come si raccoglie
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Il miele è un alimento prodotto dalle api (e, in misura minore, dalle vespe, anche se il miele di queste non è utilizzabile per l’alimentazione umana). Il miele viene prodotto a partire dal nettare e dalla melata. La melata è prodotta da vari Omotteri, fitomizi, i cui escrementi zuccherini sono la base alimentare per numerosi insetti.
Storia
La parola miele sembra derivare dall’ittita melit. Per millenni ha rappresentato l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono al VI millennio a.C. circa.
Anche nell’antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa. Durante gli scavi delle tombe dei faraoni sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Lo usavano anche per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite.
I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie.
La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori.
I Greci lo consideravano “cibo degli dei”, e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava come alimento per una vita lunga.
I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla Spagna e da Malta. Quest’ultima pare anche derivarne il nome originale Meilat, appunto terra del miele. Veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse agrodolci.
La legge italiana
Il miele, per la legge italiana, non può subire aggiunte di sorta, e gli unici trattamenti a cui può essere sottoposto sono:
- Estrazione dai favi per forza centrifuga
- Decantazione
- Filtraggio
- Cristallizzazione guidata
La cristallizzazione dipende dalla quantità di zuccheri, soprattutto glucosio, contenuta nel miele. Essendo una soluzione sovrassatura, il tempo necessario varia in maniera inversamente proporzionale alla concentrazione degli zuccheri: da poche settimane, o addirittura nei favi dell’alveare, per il miele di colza, tarassaco o edera che sono molto ricchi di glucosio, finanche a superare un anno per il miele d’acacia, di melata e di castagno, ricchi di fruttosio.
I trattamenti termici, utilizzati per mantenere il miele allo stato liquido, privano il miele di molti principi nutritivi. È quindi preferibile l’utilizzo di miele cristallizzato o cremoso al di fuori del periodo di produzione.
Produzione
Il miele è prodotto dall’ape sulla base di sostanze zuccherine che essa raccoglie in natura.
Le principali fonti di approvvigionamento sono il nettare, che è prodotto dalle piante da fiori (angiosperme), e la melata, che è un derivato della linfa degli alberi, prodotta da alcuni insetti succhiatori come la metcalfa, che trasformano la linfa delle piante trattenendone l’azoto ed espellendo il liquido in eccesso ricco di zuccheri.
Per le piante, il nettare serve ad attirare vari insetti impollinatori, allo scopo di assicurare la fecondazione dei fiori. A seconda della loro anatomia, e in particolare della lunghezza della proboscide (tecnicamente detta ligula), le api domestiche possono raccogliere il nettare solo da alcuni fiori, che sono detti appunto melliferi.
La composizione dei nettari varia secondo le piante che li producono. Sono comunque tutti composti principalmente da glucidi, come saccarosio, glucosio, fruttosio e acqua.
Il loro tenore d’acqua può essere importante, e può arrivare fino al 90%.

La produzione del miele comincia nel gozzo dell’operaia, durante il suo volo di ritorno verso l’alveare. Nel gozzo l’invertasi, un enzima che ha la proprietà di scindere il saccarosio in glucosio e fruttosio, si aggiunge al nettare, producendo una reazione chimica, l’idrolisi, che dà, appunto, glucosio e fruttosio.
Giunta nell’alveare, l’ape rigurgita il nettare, ricco d’acqua, che deve poi essere disidradato per assicurarne la conservazione.
A questo scopo, le bottinatrici lo depongono in strati sottili sulla parete delle celle. Le operaie ventilatrici mantengono nell’alveare una corrente d’aria che provoca l’evaporazione dell’acqua. Quando questa è ridotta ad una percentuale dal 17 al 22%, il miele è maturo. Viene quindi immagazzinato in altre cellette, che una volta piene saranno sigillate (opercolate).
Principi nutritivi contenuti
I principali componenti del miele sono:
- Glucosio
- Fruttosio
- Acqua
- Polline
Gli zuccheri sono presenti in quantità variabile ma in media intorno al 72%. Di questi, fruttosio e glucosio passano da circa il 70% nei mieli di melata fino ad avvicinarsi molto al 100% in alcuni mieli di nettare. Tranne pochi casi, il fruttosio è sempre lo zucchero più rappresentato nel miele. La presenza di fruttosio, dona al miele un potere dolcificante superiore allo zucchero raffinato ma anche una fonte di energia che il nostro organismo può sfruttare più a lungo. Infatti, per essere utilizzato, deve essere prima trasformato in glucosio e, quindi in glicogeno, il “carburante” dei nostri muscoli. Il miele è dunque consigliabile agli atleti prima di iniziare un’attività fisica, grazie anche all’apporto calorico di 3.200 kcal/kg . .
Azione antibatterica
Nota da tempo è l’azione antibatterica del miele, dovuta alla sua elevata concentrazione zuccherina e al ph acido, e delle soluzioni di miele, grazie all’azione della glucoso-ossidasi contenuta. Questo enzima, inattivo nel miele puro, in soluzione si attiva, trasformando il glucosio in acido gluconico e acqua ossigenata. Questo accorgimento è dovuto alla necessità di proteggere il miele in formazione dai batteri, quando ancora non agiscono l’acidità e la concentrazione di zuccheri.
Conservazione
Grazie alle qualità di antibatterico naturale, il miele è un alimento che naturalmente ha una lunga conservazione. Tuttavia, sono possibili alcune alterazioni dovute principalmente a:
- Umidità
- Luce
- Calore
L’umidità favorisce la fermentazione, che pur alterando il miele, può essere utilizzata per produrre l’idromele. La temperatura invece influenza direttamente l’aroma e i principi nutritivi: mentre al di sotto dei 10° Celsius è trascurabile (anzi, per evitare la cristallizzazione si può conservare il miele a temperature al di sotto dello zero), due mesi a 30° degradano il miele come un anno e mezzo a 20°. Analogo discorso vale per la luce diretta, quindi è opportuno conservare il miele in recipienti scuri o al chiuso. Inoltre, essendo igroscopico, il miele tende ad assorbire l’umidità e gli odori dell’ambiente, quindi i contenitori dovrebbero essere a chiusura ermetica.
La degradazione dello zucchero fruttosio, sia col tempo, sia in seguito a trattamento termico, genera idrossimetilfurfurale (HMF). Dato che l’HMF è praticamente assente nei mieli freschi, il suo valore, solitamente indicato in mg per kg (ppm) è un indicatore della buona conservazione e del tipo di lavorazione del miele. Il limite imposto dalla legge italiana è di 40 mg/kg. Nei mieli industriali, che sono sempre “liquidi”, l’HMF è molto spesso vicino, se non pari a tale valore.
Fasi di lavorazione del miele
Le fasi di lavorazione del miele sono un insieme di procedimenti che l’apicoltore compie per ottenere il miele in forma commercializzabile.
La lavorazione dell’uomo inizia dove finisce quella dell’ape ovvero alla fine delle fioriture, dopo che le api hanno immagazzinato ed opercolato il miele nei favi.
La lavorazione di seguito descritta è quella utilizzata nell’apicoltura moderna razionale.
Estrazione dei melari
Le api accumulano il miele prodotto nei favi contenuti nei melari. Al momento opportuno l’apicoltore decide di toglierli dall’arnia per portarli in laboratorio ed iniziare l’estrazione del miele. Questa fase comporta la necessità di togliere le api contenute nel melario. Per questa operazione vengono alternativamente utilizzati due strumenti: il soffiatore, oppure gli apiscampi. Il soffiatore viene utilizzato dagli apicoltori professionisti perché più rapido e perché è sufficiente una sola visita per completare l’estrazione dei melari. Il melario viene posto in verticale sull’arnia, il soffiatore spazza via tutte le api in pochi secondi ed il melario è pronto per essere portato via. Gli apiscampi invece devono essere posti tra il nido ed i melari qualche giorno prima di poter portar via i melari e quindi è necessario effettuare due passaggi. Vengono utilizzati, seppure inefficienti, dagli apicoltori hobbisti in quanto (in numero limitato) sono più economici del soffiatore.
Stoccaggio dei melari
Una volta tolti dalla loro posizione sopra l’arnia, i melari vengono portati in laboratorio ed accatastati. In questo momento è opportuno controllare il grado di umidità del miele con un particolare tipo di rifrattometro chiamato mielometro. Se risultasse troppo umido occorrerebbe procedere alla fase di deumidificazione.
Disopercolatura
I favi dei melari sono generalmente opercolati, ovvero con le cellette chiuse con un tappo di cera. Occorre togliere questo “tappo” per permettere al miele di fuoriuscire. Questa operazione viene effettuata manualmente con una apposita forchetta o coltello, oppure attraverso un procedimento meccanizzato grazie alla macchina disopercolatrice.
Smielatura
Una volta disopercolate le celle, i telaini vengono posti nello smielatore che, grazie alla forza centrifuga, fa fuoriuscire il miele. Dallo smielatore il miele viene convogliato nei maturatori anche in questo caso con procedimenti differenziati tra professionisti ed hobbisti. I primi utilizzano un sistema di tubi e pompe, mentre i secondi preferiscono i più economici secchi (detti “latte”).
Filtraggio
Il miele viene versato nei maturatori passando attraverso i filtri che raccolgono i residui di cera, i pezzi di ape e qualsiasi altro materiale fosse accidentalmente finito nel miele. I filtri hanno maglie di diverse dimensioni e, di solito, se ne utilizzano un paio con maglie differenziate (larghe, sottili). Vengono utilizzati anche filtri a sacco di nylon.
Decantazione
Nella fase di smielatura il miele acquista aria che viene eliminata nella fase di decantazione: nel maturatore il miele decanta e l’aria viene a galla sotto forma di bollicine che formano la schiuma.
Schiumatura
In questa fase viene eliminata la schiuma prodotta dalla fase di decantazione.
Invasettamento
Una volta tornato limpido per l’eliminazione dell’aria e prima che inizi la cristallizzazione il miele può essere invasettato (per la vendita al dettaglio) o versato in latte o fusti (per la vendita all’ingrosso). Per invasettare viene utilizzata una macchina chiamata invasettatrice.
Stoccaggio
Lo stoccaggio è una fase importante per il miele in quanto una elevata temperatura, una esposizione al sole o altre operazioni errate possono compromettere la qualità, il sapore ed anche la commestibilità del prodotto.


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